SIAMO GLI UNICI A ESIGERE I PACS - 0109 pecoraro - Gay.it Archivio

SIAMO GLI UNICI A ESIGERE I PACS

Alfonso Pecoraro Scanio parla a Gay.it delle Primarie: “solo i Verdi mettono le unioni civili tra le priorità”. Scusi, onorevole, ma se lei diventasse il primo premier bisex d’Europa?…

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PISA – Da quando nel 2000 ha dichiarato la sua bisessualità, ha sviluppato una forte vicinanza con la comunità gay e lesbica. Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della federazione dei Verdi, spiega a Gay.it la sua candidatura alle primarie dell’Unione, che si svolgeranno in tutta Italia il prossimo 16 ottobre.
Onorevole, lei ha detto più volte che non intende prendere neanche un voto in più di Romano Prodi. Qual è il senso politico della sua candidatura?
Il senso è pragmatico e realista. Noi vogliamo lavorare con lo spirito giusto in questa competizione, cioè migliorare il programma della coalizione. E soprattutto lavorare insieme con spirito unitario; infatti lo slogan della mia campagna è “Insieme si può”. Con l’aiuto di migliaia di comitati e gruppi noi vogliamo inserire nel programma dell’Unione quelle cose che nel programma di Prodi non ci sono a cominciare dal ritiro immediato delle truppe dall’Iraq. Nel programma di Prodi non c’è né la parola ambiente né la parola agricoltura, né la parola i diritti degli animali né la parola Pacs. Il Pacs non c’è in quelle 14 priorità, ma c’è nelle mie. Le primarie servono a creare una rete di attivisti su questi temi; noi in realtà siamo il partito che ha meno iscritti, ne abbiamo solo 30.000, ma puntiamo a portare molte più persone innanzitutto al voto e poi a costruire una vera e propria rete attiva su quelle riforme che noi vogliamo avere dal governo dell’Unione.
“Insieme si può”. Molto giusto. Ma non mi sembra che sul tema dei Pacs, per citarne solo uno, ci sia una grande unanimità all’interno dell’Unione.

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Io non pretendo di convincere tutti sui Pacs. Per questo penso sia importante utilizzare le primarie; ecco perché chiedo alla comunità glbt di fare tanti comitati a mio sostegno, dichiarandoli prima, portando tanta gente a votare il 16. I Verdi sono gli unici che considerano questa cosa non come una cosa a cui dire di sì ma una cosa su cui non transigere tra le normative da approvare. E questa è una bella differenza.
Ma quali sono gli ostacoli più grossi per cui non si riesce a giungere all’approvazione di questi benedetti Pacs?
C’è la posizione di una parte centrista della coalizione che di non approvare i Pacs ne fa motivo di propaganda. E la debolezza di una parte della sinistra che alla fine considera più importante altre cose. La sostanza è che questa cosa passerà se noi Verdi avremo sufficiente forza, perché per noi possono essere considerati fondamentali a pieno titolo insieme al tema dell’energia solare e a quello delle normative sulle innovazioni (penso alle nuove infrastrutture utili). Insieme a questi per noi il tema dei diritti è un tema assolutamente centrale. È più facile che con noi diventi un argomento determinante, dopo di che nella coalizione ci sarà una mediazione: consentiremo ad esempio qualche fondo alle scuole private e in cambio ci devono approvare i Patti Civili di Solidarietà.
Qual è il suo punto di vista sui matrimoni omosessuali?
La nostra posizione è favorevole…
continua in seconda paginaQual è il suo punto di vista sui matrimoni omosessuali?
La nostra posizione è favorevole, in tutta Europa. Noi riteniamo giusto consentire una opzione che può non chiamarsi matrimonio ma, ad esempio, unione civile. A me sembra assurdo il dato nominalistico perché il matrimonio tecnicamente è un sacramento di una religione che è quella cattolica…
Esistono anche i matrimoni civili, però.
Sì ma si dovrebbero chiamare unioni civili. È sbagliato chiamarli matrimoni, perché la chiesa non li riconosce. Non si capisce perché deve essere usata una parola che è presa in prestito da un sacramento. Chiamiamole unioni civili; secondo me le unioni civili anche tra omosessuali non dovrebbero avere nessun problema. Però per ora non abbiamo posto questo nel programma perché tutto il movimento italiano glbt tira per i Patti Civili di Solidarietà.
Nel suo programma si pone anche attenzione sulle politiche sanitarie rivolte alle persone glbt. Parla di finanziamenti alla lotta all’Aids.
Innanzitutto l’Aids non è più un problema solo della comunità glbt ma è un problema molto più ampio. Noi vogliamo ottenere una forte riduzione del costo dei preservativi; è un modo per diffonderne l’uso in chiave di prevenzione delle malattie, non solo l’Aids.
Si sente di potersi impegnare per un maggiore coinvolgimento delle associazioni omosessuali nelle campagne contro l’Aids?
Io riterrei molto utile il coinvolgimento di tutte le organizzazioni sia del mondo glbt ma anche del mondo giovanile. Molte volte vengono condotte senza un reale coinvolgimento delle organizzazioni di volontariato giovanile, e questo è assurdo.
Parliamo di Laicità dello Stato: in questo momento della vita politica del Paese sembra che la influenza del Vaticano sia molto intensa. Pensa che si debba porre un argine a questa influenza e in che modo?

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Io non parlerei di argini… Abbiamo bisogno di fare crescere la consapevolezza di quanto sia importante anche per il mondo cattolico uno stato laico. È un lavoro soprattutto culturale, poi anche politico che si concretizza con una grande attenzione a temi come quello della scuola: una scuola pubblica che serve a tutti è per esempio un grande volano per la cultura laica. La scuola pubblica serve a costruire il cittadino di domani e da questo punto di vista spero che tutti colgano l’importanza di una educazione laica, che significa avere una visione completa della società. Dopo di che ognuno sceglie i propri valori religiosi, che sono importanti anche quelli. Però lo stato deve dare garanzie e mezzi di conoscenza a tutti i cittadini.
E questo soprattutto attraverso un lavoro culturale…
Secondo me sì. E anche attraverso uno svelenimento di queste guerre di religione che non aiutano. Se il mondo di qualcosa ha bisogno, è di un maggiore rispetto reciproco, di una maggiore conoscenza di tutte le culture. Secondo me questo è importante perché è un valore, è il valore della pace, è – in termini cristiani – il valore dell’ecumenismo che si contrappone alla rigidità.
Immaginiamo che lei vinca alle primarie e magari anche alle politiche del 2006. L’Italia sarebbe forse il primo Paese europeo ad avere un primo ministro dichiaratamente bisessuale. Crede che il paese sia pronto per questa prospettiva?
Secondo me è assolutamente pronto. Ha più problemi il mondo economico e quello legato alle compagnie petrolifere ad avere un primo ministro che vuole investire fortemente sulla energia solare.
Capisco. Non sono tanto le scelte sessuali quanto quelle economiche che creano problemi…
Sì, il paese è più libero in questo, mentre invece chiedere ai poteri organizzati di rinunciare al privilegio che si conta in miliardi e miliardi di euro crea più difficoltà. Avrei più problemi dalle multinazionali della farmaceutica che vogliono spingere verso gli Ogm. Sarebbero quelli i nemici giurati più forti.
Lei è molto presente sui media gay e ha partecipato a numerosi eventi, come il Friendly Versilia Mardi Gras di Torre del Lago questa estate. Che tipo di richieste le vengono rivolte durante gli incontri con la comunità gay e lesbica?
Certo, ho girato molto, ho fatto una grossa iniziativa al Pegaso a Catania, al Trap di Brescia. Molte discoteche e luoghi di incontri hanno organizzato iniziative per me assolutamente spontaneamente. E a volte era anche la prima volta che facevano iniziative politiche. Ho trovato una ricerca di consapevolezza, un desiderio di avere ruolo politico da parte di persone che in genere non sono schierate con il centrosinistra. È un fenomeno che può portare al centrosinistra consenso esterno, di gente che si asteneva alle elezioni o di gente che, magari per motivi personali o familiari, votava centrodestra. Molte richieste erano sulla vicenda dei Pacs non perché li volevano utilizzare ma perché volevano veder riconosciuta l’opportunità. È il riconoscimento della possibilità come persone di poter accedere a dei diritti. Quindi è il segno di un approccio non corporativo, il segno di una battaglia di tutti.
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