TUTTI ALL'AGRIFUTURISMO TRANS - Mater Natura 3 - Gay.it Archivio

TUTTI ALL’AGRIFUTURISMO TRANS

Folla arcobaleno alla presentazione di ‘Mater Natura’, bizzarro pastiche su un agriturismo napoletano in chiave femminiella. Con Maria Pia Calzone e Vladimir Luxuria.

LIDO DI VENEZIA – Una ventata di ‘transnapoletanità’ arcobaleno ha messo un po’ di frizzantino in una Mostra seriosa e blindata, che bandisce il sesso e non riserba grandi sorprese.

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Nell’atrio del Casinò appare una folgorante Luxuria con in testa un’enorme gondola e relativi baldanzosi gondolieri che si baciano, una sorta di arma impropria che rischia di arpionare chiunque transiti nei paraggi. Un’ora dopo si materializza in Sala Perla un vero e proprio plotone tra attori e tecnici del film ‘Mater Natura‘ del partenopeo Massimo Andrei, unico film italiano selezionato nella Settimana della Critica. L’atmosfera è di quelle cariche di energia e aspettative: applausi a ogni presentazione, pubblico in fervida attesa.
«E’ il mio secondo esame – spiega il regista Massimo Andrei – Il primo l’abbiamo superato, è stato essere selezionati a Venezia. Lo voleva il Festival Gay di Torino, abbiamo tentato questa carta per dargli più visibilità. Volevo raccontare un amore napoletano, queste figure sono a metà strada tra il trans e il travestito».
Mater Natura‘ è infatti un bizzarro pastiche che frulla allegramente sceneggiata napoletana, teatro postelisabettiano di periferia e melò ‘corsicatesco’ raccontando di Desiderio, un transessuale (la bella virago mediterranea Maria Pia Calzone) che si innamora ricambiato del gestore di un autolavaggio (lo statuario Valerio Foglia Manzillo de ‘L’imbalsamatore‘) ma quando questi si sposa a sorpresa con una donna la povera trans, delusa e depressa, si rifugia in un centro di agricoltura biologica, definito ‘agrifuturismo Mater Natura’, aperto nelle campagne alle falde del Vesuvio dagli amici Europa, Massimino e Suegno.
«Ho lavorato sul fisico per preparare il personaggio – racconta Maria Pia Calzone – Ho anche frequentato spiagge dove vanno i trans per capire come si muovono. È stata una scommessa riuscire a farlo. Non abbiamo improvvisato nulla, il regista ci ha dato una sceneggiatura ferrea».
«È stata una bellissima esperienza – aggiunge Vladimir Luxuria che nel film interpreta con aderenza il ruolo di Massimino, un regista teatrale legato a un politico opportunista – Ho pianto e riso leggendo la sceneggiatura».
Applaudito dal pubblico, è un film semplice, solare e sentito ma non molto originale, e tutta la fauna transgender del film – tra cui un ennesimo Enzo Moscato travestito con velo e adorato dai ragazzini vocianti nei cortili – ripesca nella colorata iconografia del mondo dei femminielli (già portata al cinema da Corsicato, Capuano, De Lillo) senza dire molto di nuovo.

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«Il mio interesse per prostitute e travestiti mi deriva dal controverso fascino di un mestiere in cui si coniuga l’assoluto del sesso e della morte, dell’amore e del denaro – spiega il regista – ‘O femmenèll, anzi, ‘a femminella, come viene definita nello stretto gergo gay, non ha eguali da nessun’altra parte. Ormai si sta estinguendo per dare vita ad altre figure sociali. ‘O femmenèll era povero e il più delle volte forgiato solo di cultura popolare, mai di cultura libresca. Così fantasioso, comico, isterico, sensibile, carnale, ammaliante, fragile, depositario di vecchie tradizioni, votato alla metafora e ancora disponibile, leale, custodi di segreti. Il tutto portato all’esasperazione, come è suo costume».
Mater Natura‘ non ha ancora una distribuzione (la Kubla Khan, casa produttrice, spiega che per raccogliere i 350.000 euro necessari per realizzarlo «ha dovuto rompere il salvadanaio non riuscendo ad aver accesso ad alcun tipo di finanziamento statale») ma l’importante vetrina veneziana potrebbe dargli sufficiente visibilità per farlo approdare nelle sale. È curioso inoltre che il regista abbia giustificato uno snodo narrativo contestato da uno spettatore ammettendo «di aver voluto far morire un personaggio eterosessuale perché mi dicevano che il pubblico in America apprezza il personaggio ‘diverso’ quando muore, come in ‘Philadelphia’, e io volevo dimostrare il contrario».
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