ROMA – Sono più importanti le logiche del mercato o le vite di due adolescenti colpevoli solo di aver espresso la loro sessualità? E’ questa la domanda che è circolata ieri alle due manifestazioni che si sono svolte davanti al consolato d’Iran di Milano e all’ambasciata iraniana di Roma per protestare contro l’impiccagione, avvenuta il 19 luglio nel nordest dell’Iran, di due giovani che avevano ammesso di aver avuto rapporti omosessuali. Una brutale esecuzione pubblica che ha messo fine a due vite giovanissime: i due ragazzi avevano meno di 16 anni quando hanno commesso il fatto. E che non ha suscitato una adeguata reazione da parte dei governi occidentali, cui stanno più a cuore i vantaggi che possono derivare dalle relazioni economiche intrattenute con il paese islamico.

“Noi siamo oggi davanti all’Ambasciata iraniana anche per lanciare un messaggio al nostro ministero degli esteri – ha detto Sergio Lo Giudice, presidente nazionale Arcigay presente alla manifestazione romana – nei confronti dell’Iran come nei confronti di tutti i paesi del mondo va applicata negli scambi economici come nei rapporti commerciali e diplomatici la clausola del rispetto dei diritti umani. E’ un’indicazione che proviene dall’Unione Europea e che andrebbe rispettata”.

Davanti all’ambiasciata di via Nomentana a Roma c’erano un centinaio di manifestanti: accanto alle bandiere di Arcigay e dei Ds, erano visibili gli striscioni di Nessuno Tocchi Caino e dell’associazione anticlericale No God, quelli dei Radicali e del Partito Umanista. Tra i partecipanti anche Esmail Mohades, dissidente iracheno residente in Italia: “Come attivisti dei diritti umani in Iran partecipiamo abitualmente a queste manifestazioni – ha spiegato – Spesso le organizziamo noi, come quella del 9 luglio scorso per l’anniversario del massacro degli studenti avvenuto in Iran nel ’99. Anzi vorrei dire a tutti gli italiani e anche a voi gay, di venire a manifestare con noi, perché i diritti dei gay saranno riconosiuti una volta riconosciuti i diritti di tutto il popolo iraniano”.

“In Iran non è ammesso nessun tipo di manifestazione – ha raccontato poi Mohades – Il regime iraniano da anni ha bruciato ogni forma di dissidenza. La stampa occientale non spiega questa situazione, presenta un altro Iran, govrnato da questo presidente definito moderato; tutto questo per giustificare gli affari commerciali che il regime tiene con i paesi occidentali, Italia compresa”.

Nel gruppo dei manifestanti c’è anche Pierluigi Diaco, giornalista e uomo di spettacolo: “Sono qui a tiolo personale perché ho letto su diversi siti che ci sarebbe stata questa manifestazione. E’ la prima volta che partecipo a una cosa del genere perché ritengo doveroso che un paese in cui l’omosessualità è solamente spesa come sdoganamento personale di vip o pseudo tali, invece delle persone che credono ai diritti umani possono partecipare a un evento del genere”.
A Diaco abbiamo chiesto quale sia il rapporto dei media con le problematiche affrontate nella manifestazione: “non esiste – ammette – la tematica omosessuale esiste quando è vissuta come fenomeno sociologico o politico. Quando riguarda i diritti civili o la comune convivenza risulta noiosa; in effetti lo è, ma proprio per questo chi fa il mio lavoro è bene che abbia un’attenzione particolare, e utilizzi un vocabolario adeguato per raccontare ad esempio queste cose che accadono in Iran. Ma le stesse cose accadono anche nel nostro paese dove gli omicidi non avvengono attraverso una violenza fisica ma una violenza culturale e verbale, che a volte crea mali anche peggiori”.

Daniele Prori di GayLib lancia invece un appello all’Islam moderato, perché venga allo scoperto e collabori con il movimento gay: “Noi, contrariamente a quanto afferma Oriana Fallaci, crediamo nell’esistenza di un Islam moderato, ma è importante che si faccia vedere anche in queste occasioni. Attualmente i rapporti ufficiali con il mondo gay sono inesistenti”.

A Milano, dove si è registrata una partecipazione persino maggiore, gli attivisti omosessuali hanno manifestato accanto a rappresentanti dei partiti politici e di altre associazioni, esibiendo un triangolo rosa: “Il triangoli rosa – ha spiegato Marco Volante, portavoce lombardo di Gayleft – è il simbolo della violenza nazista contro i gay in tutto e per tutto assimilabile alla strage degli innocenti perpetrata in Iran negli anni della teocrazia komeinista. Da oggi ci organizzeremo per denunciare ogni esecuzione e ogni violazione dei diritti umani finche’ non vedremo una politica piu’ attenta ai diritti invece che alle convenienze finanziarie”.
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