
Un leopardo elegante e sinuoso, un po’ frollato, è stato avvistato al Festival di Roma, dove non si parlava d’altro. Si chiama Zazie de Paris, come la carezza del vento di Montmartre, anche se all’anagrafe risulta come Solange. Ma non è un mago, bensì una fata ultragender con in testa un nido arancione di imprevedibile creatività solare, clamorosamente somigliante a un’Iva Zanicchi in versione d’Oltralpe dalla simpatia contagiosa.

L’avevamo conosciuta al Togay e ci aveva sorpresi per quella carica dissacrante e post-camp in grado d’illuminare con un’aura magneticamente scoppiettante incontri pubblici e conviviali. Una creatura di un altro pianeta che sembra uscita dalla penna di un Mijazaki o, indifferentemente, dal locale “Badaboum” di Potiche, irresistibile nel suo sarcasmo geniale, strepitosa quando si mette a intonare canzoni popolari o, come è successo al Festival di Roma, persino la Marsigliese a squarciagola!

È stata proprio lei ad accompagnare sul palco il vincitore del Marc’Aurelio d’Oro, il regista Olias Barco, che con la sua black comedy, anzi, black&white comedy grottesca sul tema dell’eutanasia, in stile dogmatico con molta camera a mano, ha stregato la giuria composta tra gli altri dalla Venerabile “Lady Heart”, l’ineffabile Natalia Aspesi. L’eccentrico Dr. Krüger, medico avanguardista dalle idee rivoluzionarie, desidera creare una clinica per rendere ‘dolce’ la decisione di morire. Così, una bizzarra fauna di diseredati inizia ad orbitare intorno alla clinica del dottor Kruger, dal commesso viaggiatore con inconfessabili segreti al cabarettista berlinese sul viale del tramonto dalla voce devastata dal vizio di vivere all’ennesima potenza.

Ma Zazie de Paris non è un’attrice che si improvvisa: figlia di ebrei fuggiti a Parigi, ha vissuto la sua infanzia tra la Francia e Israele dove già coltivava la sua passione per la danza: già all’età di otto anni frequenta il Balletto dell’Opera, arrivando a lavorare per due anni con Maurice Béjart e fare poi la strip teaseuse in locali parigini d’alta classe. Passa poi alla rivista, lavorando allo Schiller Theatre di Berlino e per il compianto Werner Schroeter.
In conferenza stampa le chiedono se l’omofobia, l’eutanasia e l’aborto possano essere riposti nel dimenticatoio o peggio ostacolate dopo tante lotte e conquiste, visto che la destra avanza in tutta Europa. La risposta è fredda e cruda: “La destra avanza perché la sinistra non ha fatto nulla ma oggi noi possiamo lottare, possiamo e dobbiamo gridare le nostre ragioni”.

Nella cinegiungla spettacolare presentata al Festival di Roma, conclusosi con ottimo successo di pubblico, si è anche visto il thriller rivelazione “Animal Kingdom” su una famiglia omicida e il corale “Dog Sweat” con un gay costretto a sposarsi, girato clandestinamente in Iran e ultimo arrivato in selezione con preghiera di riservatezza sui dati del regista, per problemi di sicurezza.
