Scheda: i due punti di vista sulla legge contro l'omofobia - omofobiariminiBASE - Gay.it Archivio

Scheda: i due punti di vista sulla legge contro l’omofobia

Cosa chiedono le associazioni e cosa prevede il testo del Partito Democratico contro l’omofobia. In Commissione Giustizia, ma prima di tutto fuori, si scontrano due visioni per ora inconciliabili.

L’omofobia deve essere un reato. No l’omofobia può essere soltanto un’aggravante da applicare ad altri reati. Sono due le visioni di chi sta tentando di portare a casa un risultato per arginare il fenomeno dell’odio omofobico. La questione è proprio questa, quale risultato portare a casa? Cercare di ottenere un reato di omofobia o ritenerla un’aggravante a un comportamento penalmente rilevante di per sé?

Quest’ultima strada è quella percorsa dal Partito Democratico che in Commissione Giustizia, tramite il deputato Antonello Soro e l’onorevole Paola Concia, sta tentando di ripercorrere – con qualche modifica – la strada già intrapresa in precedenza ma sbarrata dall’Udc e dalla Lega Nord durante la discussione alla Camera. L’Italia dei Valori, dal canto suo, ha presentato una proposta di legge che mira ad ottenere un reato indipendente dagli altri in modo che un giorno qualcuno possa essere condannato per omofobia.

Un risultato ambizioso, che piace alle associazioni gay, Arcigay in primis. Forse troppo ambizioso, come pensano invece nel Partito Democratico a partire da Ivan Scalfarotto. A Gay.it il vicepresidente del PD aveva detto: fanno bene le associazioni gay a chiedere un reato di omofobia, ma il compito della politica è quello di portare a casa un risultato.

Massimalisti nell’Italia dei Valori e nelle associazioni gay. Minimalisti i Democratici. Al netto delle polemiche tra chi sta lavorando davvero per portare a casa un risultato e chi invece sfrutta la polemica per fini elettorali, le due posizioni sembrano inconciliabili, così per come sono formulate oggi. L’auspicio, da entrambe le parti, è quello di poter collaborare. Il rischio è un altra bocciatura in Aula che suonerebbe come beffa per gay, lesbiche e transessuali, da tempo in attesa – almeno – di questo diritto.