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Il caso del donatore di sangue gay finisce in Parlamento

Interrogazione parlamentare sul caso del donatore di sangue respinto da un ospedale milanese perché gay. “Un potenziale donatore può essere ammesso o escluso alla donazione”, si legge nel testo.

Sul caso del donatore di sangue respinto dall’ospedale Pini di Milano perché gay, la deputata del Pd Luciana Pedoto, membro della Commissione affari sociali della Camera, ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo in base a quali protocolli scientifici sia avvenuta la decisione dell’istituto.

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«In Italia – scrive il deputato Pd al ministro – la salute dei cittadini è un bene pubblico tutelato e garantito dalla Costituzione. Il sistema sanitario nazionale è universale e solidaristico. Ciò vale anche per il settore della prevenzione che si basa su protocolli standard universali ed uniformi su tutto il territorio nazionale».

«Tali protocolli – sottolinea Pedoto – fanno riferimento a dati epidemiologici e metodi scientifici che devono essere applicati per tutti i cittadini e indicano quali siano i fattori di rischio e il rischio compatibile per i soggetti che possono sottoporsi alla donazione di sangue». «Il protocollo per la donazione – si legge ancora nell’interrogazione – non può che essere unico per tutto il territorio nazionale, non potendo la donazione stessa essere oggetto di nessuna fase sperimentale. Rispettando tali corrette ed uniformi indicazioni un potenziale donatore può essere ammesso o escluso alla donazione».

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Pertanto la parlamentare Pd chiede «di conoscere se i fatti riportati dalla cronaca corrispondono al vero e quale sia questo protocollo adottato dal Pini, se tale protocollo sia basato su conoscenze tecnico-scientifiche recenti e se sì, perché tali conoscenze non fanno parte delle note di indirizzo nazionali adottate da tutto il sistema sanitario nazionale e – infine – se in assenza di tale evenienza e di tale indicazione nazionale si sia trattato di una violazione del dettato costituzionale o di una discriminazione tra cittadini».