Quando Teresa Heinz Kerry ha invitato dei rappresentanti gay alla Convention democratica nazionale di luglio a chiamarla “Mama T”, la folla ha cominciato a scandire “Mama T”, “Mama T”. Era un genere di festa affettuosa spontanea che la Heinz Kerry non ha sempre ricevuto durante la campagna, durante la quale è stata descritta come più cerebrale che emotiva ed è stata al centro di continui attacchi da parte della destra.
E’ facile capire perché si trovi bene con gay e lesbiche. Anche se non ha figli gay e si oppone al matrimonio omosessuale, appare come il ritratto di una madre della PFLAG (l’associazione di genitori di omosessuali americana, ndr), il tipo cioè di donna di mezza età che riceve la più calorosa accoglienza ai Pride. Se suo marito fosse eletto presidente, lei promette di fare della tolleranza verso gli omosessuali il centro dei suoi doveri da First Lady.
Sia per la comunità lgbt sia per la Heinz Kerry, questa sintonia è stata un sospirato sollievo dalla sempre più aspra atmosfera della campagna elettorale e dalla occasionale riluttanza di John Kerry a pubblicizzare le sue credenziali di candidato pro-gay. Nonostante il fatto che sia stata sposata con il defunto senatore repubblicano John Heinz, il partito di Bush ha cercato di trasformare la filantropa miliardaria in una sorta di seconda Hillary Clinton, demonizzandola in tutto, dal suo accento portoghese alle cause sostenute dalle fondazioni della famiglia Heinz che controlla.
Poco dopo l’ultimo dibattito presidenziale, il vice-presidente Cheney e sua moglie Lynne hanno criticato John Kerry per aver citato la loro figlia lesbica, Mary, per evidenziare come l’omosessualità non sia una scelta.
In un’intervista esclusiva rilasciata per Bull’s Eye (la rubrica di approfondimento che Chris Bull tiene su Gay.com, ndr) il 15 ottobre, mentre il dibattito impazzava, la Heinz Kerry ha parlato della questione di Mary Cheney, delle contorte motivazioni degli attivisti antigay, del matrimonio omosessuale e di come la sua idea di tolleranza differisca da quella del presidente Bush.
E’ stata colta di sorpresa dall’indignazione della famiglia Cheney sulle affermazioni di suo marito?
Sono sorpresa che i commenti di John abbiano preso una piega negativa. John è stato positivo e lusinghiero su come i Cheney hanno trattato, apertamente, la questione del lesbismo della loro figlia, proprio come ha fatto John Edwards (candidato vice-presidente di Kerry, ndr) nel suo dibattito (con Dick Cheney, ndr). Probabilmente, se John ci avesse pensato davvero, non avrebbe fatto alcun nome. Avrebbe parlato di come le persone di ogni credo religioso, conservatori o liberali, hanno figli omosessuali, e che non è una scelta.
Quindi si tratta di qualcosa di trasversale a tutte le linee politiche?
Questo è uno dei grossi problemi. Un sacco di gente, specialmente quelli che hanno una visione più fondamentalista, pensa all’omosessualità come a una cosa di sesso più che come una cosa legata alla sessualità. Sono cose davvero molto diverse. Una persona non sceglie la propria sessualità. Nell’altro caso, c’è una sfumatura che suggerisce l’idea di peccato, di scelta verso un comportamento sbagliato, detto tra virgolette, che non è proprio il caso.
Perché non menzionare Mary Cheney?
Se avesse parlato durante le primarie, forse avrebbe nominato la figlia di Dick.
Intende [il repubblicano] Dick Gephardt che ha una figlia dichiaratamente lesbica, Chrissy?
Esatto. Le primarie democratiche. Perciò non penso che John intendesse niente altro che “Guardate ragazzi che accade ovunque e a tutti” e che alcune persone reagiscono bene e altre no.
Mi è sembrato che la parte più interessante del dibattito fosse che il presidente degli Stati Uniti ha detto che non sa se l’omosessualità sia una scelta, a dispetto della prova schiacciante che – come lei dice – non lo è.
Questa è la sfumatura morale di sesso contro sessualità di cui parlavo. Il fatto che non lo sappia fa parte del problema. La cosa importante per noi è rispettare la scienza e la visione delle persone omosessuali. John ha trattato in maniera molto sensibile la questione delle persone che sono state sposate a lungo e che si sono rese conto alla fine di chi fossero e che davvero finiscono per essere sostenuti dall’altro coniuge. Ha reso bene l’aspetto umano della questione. Penso in verità che stiano cercando di estrapolare questo per distogliere l’attenzione dagli altri argomenti in questione.
D’altra parte, sono sicuro che lei può capire quanto possa essere doloroso per una famiglia l’esame di una campagna elettorale. Nessuno dei suoi tre figli è omosessuale. Ma che cosa accadrebbe se uno lo fosse? Non la renderebbe particolarmente protettiva nei confronti della privacy?
No, per niente. Come genitore, amo i miei figli, e spero di aver dato loro prima le loro radici e poi le ali per volare. Ciò che un genitore desidera è che abbiano la fiducia di poter essere ciò che sono. Desidero amare tutti i miei figli indipendentemente da chi siano, e di essere orgogliosa di tutti loro.
Molti genitori non la vivono così.
E’ qualcosa che ho visto durante la mia campagna. Talmente tante madri e padri e i loro figli sono separati da una mancanza di comprensione o da una colpa, un imbarazzo o una religione. Mi viene in mente una raccolta di fondi che stavo facendo in California qualche tempo prima delle primarie. Un uomo disse, “Mi sarebbe piaciuto averla come madre” invece di farmi una domanda. Sapevo da subito ciò che stava per dire: “Mia madre non riesce a sopportarlo”. Mi sentivo molto addolorata per lui, e per un sacco di genitori che non sanno come affrontare la situazione. Stiamo andando verso una di quelle difficili transizioni in cui cerchiamo di permettere alle persone di sentire l’amore che nutrono per i loro figli omosessuali anche se non campiscono pienamente. Il mio messaggio è: non sta a noi giudicare, a noi spetta amare i nostri figli. Se credete in Dio, lui giudicherà in futuro.
Sia lei che suo marito siete stati demonizzati dai soliti sospetti della destra, da Rush Limbaugh (opinionista di destra, ospite seguitissimo di trasmissioni radio in cui si scaglia contro femministe, gay e liberals, ndr) a Matt Drudge (giornalista autore di un foglio di gossip online, il Drudge Report, divenuto famoso per aver svelato il sexgate di Clinton con Monica Lewinski, ndr) fino alla Swift Boat Veterans (associazioni di veterani che mettono in dubbio i meriti di guerra di Kerry, ndr).
Sa, non ascolto queste cose. Tutto ciò che dicono gli si ritorce miseramente contro.
Le persone lgbt sono state soggette a lungo a campagne diffamatorie da parte di molti cani da guardia della stessa razza, che li dipingevano come una minaccia a Dio, al paese, alla famiglia e, oggi, al matrimonio. Il Radio Network Controller ha dato visibilità a un ascoltatore che diceva che John Kerry vuole permettere il matrimonio gay e vietare la Bibbia. Questo le consente una simpatia particolare per la loro condizione?
A causa del fatto di essere cresciuta in una dittatura (Teresa Heinz Kerry è nata in Mozambico e ha vissuto a lungo in Africa, ndr), ho visto in prima persona come la gente cerca di controllare gli altri. Fanno tutto ciò che è necessario per controllare e sopprimere ciò che non gli piace. In molti aspetti, ciò che potrei rappresentare è un tipo di indipendenza che alcune di queste persone non vogliono vedere nelle donne. Tutto qui. O nella moglie di un dirigente o, Dio non voglia, del presidente. Non possono proprio sopportarlo. Ciò concorda con il fatto che mi definiscano testarda invece che ovviamente ben informata. Guardo queste persone e mi ricordo di dire ai miei ragazzi: “Ciò che dite è ciò che siete. Perciò non dite cose che non volete dire o che non vogliono dire niente”. Guardo queste persone e rifiuto la loro energia negativa, e non permetto che essa mi raggiunga. Agisco come un boomerang. Faccio solo il mio lavoro.
Ho notato che nel corso dell’anno ha parlato dei suoi critici al Pittsburgh Post-Gazette: “Devono uccidere ciò che è forte. Che posso fare? Niente. So chi sono io. I miei amici sanno chi sono”. Questo è un atteggiamento che è molto in sintonia con la comunità lgbt, che ha dovuto affrontare attacchi scurrili per anni.
Ho usato la parola “uccidere”?
Sì.
Wow. Ciò che intendo è che se non fai parte del loro percorso, non vogliono che tu sia forte. Se sei forte, resisti. E loro non vogliono che tu resista.
Cosa ha a che fare questo con la paura e il ribrezzo della destra verso l’uguaglianza dei gay?
E’ una condizione umana. Le persone hanno paura dei cambiamenti, delle cose che non capiscono. Alcuni non riescono ad affrontarlo, perciò non ci pensano. Altri ci vanno dietro. Se credi in un’America tollerante, c’è differenza tra una società morale e una società moralista. C’è differenza tra una società tollerante e una società permissiva. C’è differenza tra l’azione pacificatrice e il pacifismo. Ma non ci viene permesso di avere questo tipo di sfumature. Fa tutto parte della stessa sindrome. Non sempre andiamo in profondità e guardiamo alle persone come a figli di Dio, come siamo tutti. Gli Americani, almeno questo pensano all’estero, sono sempre stati conosciuti come un popolo tollerante e pratico, un popolo idealista. Stiamo arrivando alla fine dell’idealismo e della tolleranza? Spero di no.
Nella sua risposta alla domanda su omosessualità e scelta, il presidente ha detto che gli americani dovrebbero trattare le persone omosessuali con “tolleranza e rispetto e dignità”. Mette in pratica ciò che predica? La sua idea di tolleranza è la stessa della vostra?
Non penso. Penso che intenda che noi siamo un gruppo tollerante. Io lo intendo più in termini di atti pratici, che sia in termini di diritti civili o di diritti umani. Ognuno può dire di essere tollerante, ma devi metterlo in pratica. Può parlare di conservatorismo compassionevole ma non potrà mai essere un conservatore compassionevole. So che non è conservatore proprio per queste mancanze. Compassione? Assolutamente no. E’ facile parlare. Quando dico tollerante intendo accettare, abbracciare, convivere, fare la pace, prendersi cura.
E’ questo cui si riferisce il titolo di “Mama T”? Abbracciare?
Ho ricevuto abbracci Mama T ovunque. Ne ho ricevuto uno ieri a Reno.
A cosa è dovuta questa simpatia che lei sembra avere con le persone omosessuali? Lei non ha una lunga storia di difesa dei diritti gay. Non è stata descritta come una che provoca un grande entusiasmo nel percorso della campagna elettorale.
Penso di essere molto materna. Penso che i gay hanno passato periodi difficili, almeno per un po’, confrontandosi con le loro mamme ancor più che con i loro papà. Perché molto ragazzi sono più vicini alle loro mamme. Io sono solo una madre amorevole. Ho una serie di ragazzi che i miei stessi figli chiamano “i quarti figli”. I miei ragazzi in genere ne ridono. E tutti loro mi chiamano Mama T.
Qualcuno di questi amici dei suoi figli è gay?
Oh sì. Uno degli amici più intimi di mio figlio Christopher viene dal sud. Ha fatto il coming out per la prima volta al college. Aveva dei genitori fantastici. Vive a New York. E’ un tipo pieno di talento, brillante. E molto, molto gay. Voglio dire, alcuni sono gay ma sono tranquilli, ma lui non lo è. E’ uno dei migliori amici di Chris e hanno vissuto insieme per un periodo dopo il college. Sono come fratelli.
Cosa ha imparato da lui e da altre persone omosessuali?
A essere se stessi. Lui è se stesso un po’ più degli altri [ride]. Mi ricordo un anno che ci era venuto a trovare nel West per Natale, e che si era comprato un cappotto rosa schocking.
Beato lui.
Ho detto: “Non puoi indossare quel cappotto. I cowboy ti prenderanno a bastonate. Mettitelo quando arrivi a Aspen, ma non prima”. Ho incontrato due suoi amici o partner. A volte li presentava come suoi amici a volte come partner. Penso di sapere quale sia la differenza. Grazie a lui ho incontrato un’enorme quantità di uomini gay a New York che hanno fatto un incredibile lavoro per aiutare John.
Quando dice di essere la “mamma alla Casa Bianca” dei gay, cosa intende veramente? Dick Cheney ha detto “libertà vuol dire libertà per tutti”, ma non è sempre chiaro fino a che punto si batterebbe davvero per questa libertà.
Penso che se il caso lo richiedesse, probabilmente lo farebbe. Mi sono sorpresa che quando Alan Keyes (candidato repubblicano al Senato, ndr) ha criticato sua figlia [definendola una “edonista egoistica”] che nessuno nel Partito Repubblicano abbia risposto. Si è trattato di un attacco malevolo verso di lei, mentre John non stava attaccando nessuno. Bisogna essere in due per ballare il tango. Penso che Dick Cheney o Dick Gephardt si batterebbero sempre per i diritti civili dei loro figli. Uno dei miei assistenti da molto tempo, che conosco da quando eravamo bambini, è gay. Ha passato periodi terribili per accettarsi e alla fine lo ha fatto e ne ha parlato a lungo con me mentre accadeva. Ha passato periodi duri soprattutto con sua madre. Diceva sempre: “Chi, in possesso delle proprie facoltà, vorrebbe passare quello che ho passato io? Non ho scelta; è ciò che sono”. Questo mi ha permesso di comprendere completamente tutto il processo.
Sto cercando di portarla proprio qui. Lei dunque sta dicendo che potrebbe essere una specie di buon ambasciatrice tra la comunità lgbt e la nazione?
Mi piacerebbe contribuire ad avvicinarci al giorno in cui nessun padre si vergognerà o si spaventerà per suo figlio. Se se ne può parlarne, questo dà alle persone uno spazio per essere se stessi e per amare i propri figli.
Il suo ex marito era un repubblicano moderato molto stimato. C’è ancora spazio in questa versione molto conservatrice del partito che vediamo oggi per persone come lui?
Non ne vedo. Molti dei senatori moderati hanno abbandonato. Solo uno o due sono rimasti dei vecchi tempi.
Arlen Specter?
Persino Arlen ha fatto una specie di cambiamento. C’è tutta una cultura che è sparita. Il partito è diventato qualcos’altro. E’ diventato il partito di con me o contro di me.
Questo ha nuociuto alla nazione?
Sì. Dentro ciascun partito avevamo uno spettro di opinioni, perciò c’era un confronto interno al partito e uno tra partiti. Ora, l’aspetto del confronto interno, almeno nel Partito Repubblicano, è inesistente, e ciò rende anche il confronto tra partiti inesistente. Mi ricordo quando i partiti avevano rispetto l’uno per l’altro e i senatori si impegnavano in dialoghi socratici. E’ una grande perdita per la politica e la civiltà pubblica. E’ molto triste da vedere.
Suo marito non sostiene il matrimonio omosessuale. Sua figlia, Vanessa, sì. Questo deve tradursi in grandi discussioni in famiglia. Ne ha preso parte anche lei?
No, in realtà non ne ho preso parte. Non sapevo che Vanessa lo sostenesse. Forse è una questione di età, non so.
Mi sembra di capire che lei difende la posizione di suo marito sul matrimonio?
Non sto difendendo mio marito. Questo è ciò che penso io.
Riesce a vedere un giorno in cui potrebbe appoggiare il matrimonio gay?
Se uno dei miei figli mi dicesse che lui e chiunque altro stanno per diventare “chiamatelo come vi pare”, io sarei lì con loro a festeggiare. Ma credo io che questa idea di matrimonio che vedo sia quella appropriata in questo momento? Non credo. Non la penso così in questo momento e non so se ci arriverò mai. Credo nella santità dell’unione. Non penso che “unione” sia la parola giusta, e non penso che “matrimonio” sia la parola giusta.
Qual è la parola giusta? C’è bisogno di trovarne una?
Ho profondo rispetto per l’idea della cerimonia di impegno. La mia tradizione e la mia cultura è che il matrimonio è tra un uomo e una donna. Forse le persone più giovani la pensano diversamente. Detto ciò, ci sarò sempre per i miei ragazzi e vorrei che gli altri genitori si sentissero liberi di essere a fianco ai loro. La chiave non sta in come lo chiami ma nel fatto che ci battiamo perché tutti abbiano i diritti di cui godono un marito e una moglie.
di Chris Bull – Gay.com
