COLE & COLIN A SUON DI MUSICA - casa fine mondo - Gay.it Archivio

COLE & COLIN A SUON DI MUSICA

Due film con splendide colonne sonore spopolano nel weekend: sono “De lovely” sulla vita gay del musicista Cole Porter, e “Una casa alla fine del mondo” col bel Colin Farrell bisex.

Basterebbero le splendide colonne sonore di due film usciti nel weekend, ‘De-lovely – così facile da amare‘ del veterano Irwin Winkler e ‘Una casa alla fine del mondo‘ del regista teatrale Michael Mayer per sintetizzare al meglio due decenni (gli anni ’30 e i ’70) che diedero all’etere alcuni capolavori immortali della storia della musica. Merito, nel primo caso, del talento sofisticato di un sopraffino dandy che scopriamo gay, Cole Porter, autore di pezzi celeberrimi come l’intensa ‘Night and Day’ dai bassi profondi, la pluri-rifatta ‘I’ve got you under my skin’ e ‘Let’s do it’; nel secondo, invece, di autori adorati da un’intera generazione (omo e non) come Leonard Cohen e la sua trascinante ‘Suzanne’, la dylaniana – e dilaniante – ‘I Shall Be Released’ che ci traghettano fino a Steve Winwood, l’immortale Patti Smith e il mitico Boss ormai in zona anni Ottanta.

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Cole Porter, una vita gay segreta ma non troppo
Già nel 1946 il Michael Curtiz di ‘Casablanca’ aveva girato un biopic sulla vita di Cole Porter, ‘Notte e dì‘ con un insolito Cary Grant che parlava con la voce di Alberto Sordi e la cui omosessualità veniva totalmente ignorata. Al contrario, ‘De-lovely‘ (che cita il film di Curtiz mostrandone una scena osservata dal protagonista anziano) esplicita la gayetudine di Porter che non era certo un segreto nell’ambiente altolocato dell’epoca: “Già a Yale dei matrimoni ti interessavano soprattutto i mariti” gli ricorda un ex-compagno di scuola il giorno del suo fidanzamento ufficiale con la futura moglie. Il matrimonio con la bella Linda – una Ashley Judd molto effettata – durò fino alla morte di lei per cancro ai polmoni anche grazie alla totale dedizione di quest’ultima che accettò a malincuore i continui tradimenti gay del marito, non riuscì a dargli un figlio (un aborto la fece cadere in depressione) e trovò addirittura un fascinoso decoratore omo che si occupò di lui una volta mancata.
“De lovely” non tace niente
Nel sontuoso e a tratti stucchevole film di Winkler si immagina (ed è l’idea più ingenua e ‘stonata’ dell’operazione) che un amico di Porter, Gabe, interpretato da un solerte Jonathan Pryce, lo faccia assistere ormai malato a un lungo musical che ricostruisce i fatti salienti della sua vita: dall’incontro con la moglie Linda a un party dove nessuno lo ascoltava, fino ai successi a Hollywood con relativi contorni libertini (party orgiastici in piscina tra una composizione e l’altra) per arrivare alla perdita di una gamba a causa di un incidente a cavallo e a un episodio patetico in cui gli amici lo portano in teatro sollevandolo da terra come un manichino. Gli amori omo sono espliciti e dettagliati: le conquiste comprendono il muscoloso ballerino biondo Boris, abbordato durante uno spettacolo teatrale a Venezia (Porter si riveste dopo l’amore e lo bacia sulla bocca) e le marchette pagate in un elegante locale gay dove una cantante nera si esibisce in una languida ‘Love for sale‘. Il suo collega detto ‘pizzetto’ gli regala persino un giro in carrozza alla cui guida c’è il bell’attore bruno che, piccato, non voleva cantare ‘Night and Day’ e solo duettando con Porter (è una delle scene più emozionanti) riesce a trovare le tonalità giuste.

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Pizzetto addirittura li lascia da soli in carrozza mentre lui si getta allegramente in smoking tra i cespugli a caccia di maschi. Tutto segretamente, anche perché le foto ricattatorie che lo beccavano in flagranza di sfrenatezze gay le ricomprava subito lui a caro prezzo: Porter stesso, rassegnato, le definiva “un’imposta sul lusso”.
Kevin Kline, gay per la seconda volta…
Se la struttura e la meccanicità narrativa ne fanno un film ‘old fashion’ poco originale se non per l’omosessualità svelata, sono invece splendidi gli abiti firmati Armani (“abbiamo adattato anche alcuni abiti di mie vecchie collezioni e cinque diversi tipi di completi per Kevin Kline a seconda delle decadi della carriera di Porter” ha dichiarato lo stilista) e fastose le scenografie multicolor in cui compaiono anche superstar contemporanee come il ‘sospetto’ bisex Robin Williams – non a caso spunta nel giorno del fidanzamento con Linda davanti a un enorme cuore bordato di fiori – l’imponente Nathalie Cole e la segaligna Alanis Morrissette. “Non sono gay. Non ancora. Potete chiedere conferma a mia moglie” ha dichiarato alla presentazione romana del film Kevin Kline che era già omo in ‘In & Out’ e conferma qui il suo talento per l’interpretazione naturalistica di omosessuali non più giovani.

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Da Cole a Colin (Farrell) il passo è breve
Anche in ‘Una casa alla fine del mondo‘ non mancano le nostalgie retrò ma inedita è l’ottima interpretazione di Farrellino con capello lungo e nero, occhi sgranati e una bontà d’animo che evita la melassa giocando molto di sottrazione nei dialoghi e puntando a un’emotività fatta di sguardi e gesti affettuosi. Dei tagli già s’è detto (il regista ha dichiarato che in tutto sono sette e il nudo integrale di Colin mostrava un’improponibile semierezione) e consigliamo a tutti, oltre che vedere il film, di leggere l’intenso omonimo libro di Michael Cunningham da cui è tratto, che approfondisce soprattutto le dinamiche amorose tra i protagonisti in relazione agli spazi in cui si trovano a vivere e scava più a fondo nella questione Aids. Il terzetto che dà vita a un’armoniosa happy family a suo modo ideale – due amici d’infanzia che scoprono da piccoli giochi amorosi e poi si polarizzano uno sul versante gay (Dallas Roberts, forse troppo effeminato) e l’altro etero, più amica ‘frociara’ e alternativa dal look punk (Robin Wright Penn) – potrebbe assurgere a icona simbolo del cinema bisex. Chi non vorrebbe poi una madre protettiva come quella di Jonathan (una bravissima Sissy Spacek) che non si tira indietro nemmeno davanti a una canna per compiacere Bobby, l’adorato amichetto del figlio? Ma la miscela tardohippy con risvolti dark (i giovinetti passano le loro giornate al cimitero parlando di sventure) funziona soprattutto grazie alla fenomenale colonna sonora dell’epoca. Come dicevano i ‘Pooh’: chi fermerà la musica?