MILANO – Tra le critiche che vengono mosse alla sinistra italiana, soprattutto dai suoi sostenitori, una delle più frequenti è quella di concentrarsi troppo ad attaccare Berlusconi e di dimenticarsi di elaborare un progetto politico alternativo convincente. Era quindi necessario che qualcuno scrivesse un libro, indirizzato al popolo della sinistra, con un sottotitolo che recita: “Come vincere in politica senza parlar male del Cavaliere”. A scriverlo è stato uno dei più popolari esperti di comunicazione di massa in Italia, Klaus Davi, che per il titolo del volumetto, edito dai Grilli di Marsilio (223 pagina, 11 euro), ha fatto ricorso a una celebre frase rivolta da Moretti in un suo film a Massimo D’Alema: “Di’ qualcosa di sinistra“.
L’agile saggio contiene alcune osservazioni sulle strategie – sbagliate – adottate dalla sinistra in questi anni e su cosa fare per migliorarle, anche prendendo spunto da alcuni esempi italiani e stranieri. All’interno della nuova strategia comunicativa della sinistra, Klaus Davi individua nella comunità gay e lesbica un referente importante, capace di muovere l’opinione, ma ancora molto trascurato nel nostro paese.
Klaus, perché in Italia è difficile che i politici parlino direttamente agli omosessuali?
Domanda difficile. In realtà in Italia il dibattito sul consenso politico è in ritardo anche su altri fonti, come quello relativo alle donne. E i motivi sono tanti. Pigrizia, ignoranza, pregiudizio da parte dei politici, e forse anche un ruolo poco incisivo da parte delle associazioni gay. Anche nel libro ribadisco spesso che l’accettazione non passa attraverso le associazioni, ma attraverso il contributo femminile. I gay condizionano il modo di scegliere e di pensare delle donne, e da qui, rivolgersi ai gay può diventare molto più incisivo di quello che si pensa.
E il Vaticano?
Tirar fuori il Vaticano è un po’ come limitare il discorso politico all’anti-berlusconismo. E’ troppo facile. E poi, il Vaticano un passo indietro lo potrebbe fare solo se i Vescovi facessero coming out. No, credo che la peculiarità dell’Italia sia inspiegabile. Anche perché dal punto di vista del consumismo i passi avanti sono stati fatti, come dimostrano anche realtà come Gay.it. Io posso solo cercare, come faccio nel libro, di mettere in guardia i politici sull’importanza dell’elettorato omosessuale.
Prima accennavi al fatto che anche i gay e le lesbiche hanno le loro responsabilità in questa situazione…
La comunità omosessuale non lancia messaggi a chi sta in mezzo. Questo è un errore. Facciamo un esempio: la bisessualità in Italia è molto più diffusa dell’omosessualità, eppure i gay continuano a considerarla inesistente. Il messaggio che voglio lanciare ai politici con “Di’ qualcosa di sinistra” è: state attenti a maltrattare la comunità omosessuale perché condiziona le donne e altri settori della società più all’avanguardia. Le opportunità perse dai politici in questo modo sono enormi, molto più grandi di quelle che possono sembrare. Calibrando gli argomenti giusti, si può raggiungere il consenso di una parte molto più ampia della popolazione. Facciamo un numero: secondo l’Istat in Italia ci sono 5 milioni di single, che hanno esigenze simili, vicine alla popolazione omosessuale. Il futuro del centro sinistra sta nel lanciare messaggi precisi a questo tipo di target.
Mi sembra di capire che hai pensato il tuo libro come indirizzato soprattutto alla classe politica…
Non solo. Si indirizza anche agli studenti, a chiunque voglia cercare di capire come funziona il linguaggio politico. Chi guarda Porta a Porta e resta interdetto davanti al linguaggio dei politici, può desiderare di comprendere meglio: a queste persone propongo delle riflessioni che possono essere d’aiuto.
Cosa pensi della convinzione diffusa nella comunità omosessuale che un gay o una lesbica non possano essere di destra?
Sbagliato. Innanzitutto la comunità omosessuale non sono solo i militanti, ma anche per esempio il ragazzo della provincia calabrese che vive nascostamente la sua omosessualità e vota AN. Questo fondamentalismo è fuori del tempo. Vero è che se la sinistra è ferma sulle politiche per i gay, la destra è addirittura contraria. Ma perché le cose cambino, è importante cercare di cambiare ottica, di far capire alla classe politica il peso che i gay possono avere. Io dico ai politici di rivolgersi ai gay e alle lesbiche, perché questo può tornare a loro vantaggio. A me interessa lanciare questo messaggio: che le minoranze possono essere tali numericamente, ma possono diventare maggioranze culturali. Se la sinistra non si rende conto di questo, rischia di rimanere indietro rispetto alla società.
E ti sembra che qualcosa sia cambiato da questo punto di vista nella sinistra, che sia ora più pronta ad accogliere le rivendicazioni del movimento omosessuale?
Nel campo dei DS, che è quello che conosco meglio, sicuramente sì. Credo che Fassino sia determinato a far passare il PaCS. Forse ci saranno resistenze all’intero del centrosinistra da parte della Margherita e del mondo cattolico, ma credo che nel caso che nella prossima legislatura si arrivi a un governo di centrosinistra, sia imprescindibile riconoscere i diritti dei gay. Tuttavia io ai politici suggerisco di non parlare solo di coppie gay, ad esempio nel caso del PaCS: ci sono tante realtà in cui le unioni di fatto hanno bisogno di una tutela, pensiamo anche agli anziani conviventi. Anche a questi si può parlare.
Vuoi dire che occorre seguire la via della integrazione anche per le rivendicazioni? Siamo una minoranza che ha però esigenze simili ad altre minoranze…
Credo che la politica sia matematica: ai politici i numeri fanno paura. E se riesci a far loro paura con i numeri, ottieni delle cose.
