IL CAIRO – In Arabia Saudita, culla dell’Islam puritano e conservatore, comincia a infrangersi il tabù che circonda l’Aids. Giovedì, nel regno si celebrerà la giornata mondiale della lotta alla piaga dell’immunodeficienza come in qualsiasi altro Paese del mondo. Con ambulanze che percorreranno il lungomare di Gedda, la città più cosmopolita del Paese, mettendo a disposizione del pubblico poster e materiale informativo su come evitare di contrarre la terribile malattia, nonchè notizie sui sintomi e sui centri abilitati per curarla.
Un anno fa fu organizzata, sempre a Gedda, la prima conferenza sull’Aids nel Paese. Sporadicamente anche i giornali pubblicano degli articoli divulgativi sulla malattia. Ma c’è ancora molta reticenza in una società conformista, come quella saudita, che bandisce i rapporti prematrimoniali, extraconiugali e omosessuali e per di più punisce le donne adultere con la lapidazione. Così molti sauditi ritengono che il rigore sia sufficiente per impedire la propagazione dell’Aids anche se il numero delle persone afflitte dal virus è aumentato sensibilmente negli ultimi venti anni. Stando alle statistiche del ministero della Sanità saudita, i casi scoperti dal 1984 sono 10.924 di cui 2005 autoctoni e 8.919 immigrati. Inoltre, un terzo del totale delle persone infette è deceduto nel frattempo. Il numero degli uomini afflitti dell’Aids è tre volte maggiore rispetto a quello delle donne. Trattandosi di un Paese pressochè impenetrabile e refrattario ai controlli internazionali, è difficile però verificare la veridicità di queste statistiche.
