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	<title>Iraq &#8211; Gay.it Archivio</title>
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	<description>Archivio Storico di Gay.it</description>
	<lastBuildDate>Thu, 28 May 2009 22:00:00 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Iraq &#8211; Gay.it Archivio</title>
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	<item>
		<title>Iraq: &#8220;L&#8217;omosessualità è un cancro, noi lo estirpiamo&#8221;</title>
		<link>https://archivio.gay.it/iraq-l-omosessualita-e-un-cancro-noi-lo-estirpiamo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2009 16:19:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[eterosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Un giovane iracheno racconta in un'intervista di come sia orgoglioso di essere, insieme ai suoi amici, il responsabile della morte di motli gay per le strade di Baghdad.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="220" height="165" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/07/gay_iraq_mortiBASE.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Iraq: &quot;L&#039;omosessualità è un cancro, noi lo estirpiamo&quot; - gay iraq mortiBASE - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>Circola in questi giorni sul web la testimonianza di un ragazzo e del suo gruppo di amici la cui missione &egrave; quella di libeare il proprio popolo dal&#8217;omosessualit&agrave;. Come? Uccidendo gay e lesbiche. Abu, il nome &egrave; di fantasia, si sente come un medico che taglia le parti malate da un corpo per permettergli di sopravvivere a mali gravissimi come il cancro.</p>
<p>A differenza di un medico che salva vite umane, per&ograve;, lui e i suoi amici le vite le distruggono e sono orgogliosi di essere i responsabilid ella morte degli omosessuali di Baghdad. In un&#8217;intervista Abu ha dichiarato: &quot;vediamo l&#8217;omosessualit&agrave; come una grave malattia che si diffonde rapidamente tra i giovani della comunit&agrave;, dopo che &egrave; stata portata da fuori, dai soldati americani. Queste non sono abitudini irachene o della nostra comunit&agrave; e dobbiamo eliminarle&quot;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Iraq: 128 persone rischiano di essere giustiziate perché gay</title>
		<link>https://archivio.gay.it/iraq-128-persone-rischiano-di-essere-giustiziate-perche-gay</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi e sentenze]]></category>
		<category><![CDATA[Regno Unito]]></category>
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					<description><![CDATA[A lanciare l'appello disperato perché si impedisca la strage, è l'associazione delle persone lgbt irachene che vivono in Inghilterra. Nel loro paese l'attivismo omosessuale è proibito.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="220" height="165" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/07/iraq_gay_BASE.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Iraq: 128 persone rischiano di essere giustiziate perché gay - iraq gay BASE - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>&quot;E&#8217; necessaria un&#8217;azione urgente per fermare l&#8217;esecuzione di 128 persone prigioniere nel braccio della morte in Iraq.MOlti di loro sono stati condannati per il &#8216;reato&#8217; di omosessualit&agrave;&quot;. E&#8217; il grido d&#8217;allarme che giunge da Iraqui-Lgbt, un gruppo di iracheni con sede nel Regno Unito che sostiene le persone lgbtq che, invece, vivono ancora in Iraq. Secondo quanto sostiene Ali Hili, attivista dell&#8217;organizzazione, il governo iracheno ha in programma di portare a termine le esecuzioni, a gruppi da 20 per volta, entro questa settimana. Iraqi-Lgbt, le cui attivit&agrave; sono state vietate sul territorio iracheno, ha chiesto l&#8217;intervento del governo britannico, di tutte le associazioni che si occupano di diritti umani e della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani per evitare che questo errore giudiziario venga portato fino alla fine. </p>
<p>&quot;Abbiamo informazioni e rapporti a proposito di membri della nostra comunit&agrave; che sono stati arrestati e sono in attesa dell&#8217;esecuzione perch&eacute; colpevoli di omosessualit&agrave; &#8211; ha spiegato Hili -. I raid della polizia irachena e delle forze del ministero degli Interni sono costati al nostro gruppo la scomparsa e l&#8217;uccisione di 17 membri che lavoravano a favore delle persone lgbt in Iraq fin dal 2005. Il numero di esecuzioni capitali &egrave; cresciuto in maniera impressionante in Iraq da quando il nuovo regime l&#8217;ha reintrodotta nell&#8217;agosto del 2004. Nel 2008, almeno 285 persone sono state condannate a morte e per 34 di loro la sentenza &egrave; stata eseguita. Nel 2007, i condannati sono stati 199 e 33 sono state giustiziate. Ma i numeri potrebbero essere ben pi&ugrave; elevati dato che non esistono statistiche ufficiali&quot;. </p>
<p>Per firmare la petizione che mira a bloccare le esecuzioni, visitate il loro sito.</p>
<p>Qui in basso un video, realizzato con l&#8217;aiuto degli attivisti iracheni esuli in Inghilterra, che racconta la condizione delle persone lgbt in Iraq.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Iraq: amnistia per 5000 detenuti, ma non per i gay</title>
		<link>https://archivio.gay.it/iraq-amnistia-per-5000-detenuti-ma-non-per-i-gay</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jan 2008 17:19:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Il parlamento di Baghdad ha presentato un progetto di legge che prevede l'amnistia per un quarto dei prigionieri nelle carceri di stato. Ma l'omosessualità è tra i reati che non ne beneficieranno.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="220" height="165" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/07/iraq_gayBASE.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Iraq: amnistia per 5000 detenuti, ma non per i gay - iraq gayBASE - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>Il governo iracheno ha inviato al presidente del parlamento la bozza di un progetto di legge che riguarda l&#8217;amnistia per alcuni detenuti che si trovano nelle carceri di stato. Lo riferisce il portavoce del governo, Ali al-Dabbagh. Non &egrave; certo una novit&agrave; per gli iracheni: anche l&#8217;ex dittatore Saddam Hussein, una volta l&#8217;anno, liberava una certa quantit&agrave; di galeotti. Ma se pensavate che, destituito e anche ucciso Saddam&nbsp; il provvedimento sarebbe stato pi&ugrave; equo, vi sbagliavate di grosso. Sotto la dittatura di Hussein l&#8217;omosessualit&agrave; &egrave; stata legale fino al 2001,&nbsp;quando per pressioni dei gruppi religiosi estremisti la sodomia divenne reato. I</p>
<p>l nuovo&nbsp;progetto di legge esclude i prigionieri sotto custodia americana e coloro incarcerati per una serie particolare di reati come terrorismo, sequestro, furto di antichit&agrave; per contrabbando, adulterio e, naturalmente, omosessualit&agrave;. Esclusi anche i dirigenti dell&#8217;ex regime Baath di Saddam Hussein.</p>
<p>Se sar&agrave; approvata senza modifiche, la legge porter&agrave; al rilascio di cinquemila detenuti sui ventimila ospitati nelle carceri statali, dice al-Dabbagh. L&#8217;esercito Usa ne detiene pi&ugrave; o meno venticinquemila.<br />
I parlamentari sunniti hanno criticato la bozza di legge perch&eacute; limita molto il numero di coloro che potranno beneficiarne, come i detenuti accusati di terrorismo che rappresentano la maggior parte dei prigionieri.<br />
Altri temono invece che la bozza rimarr&agrave; arenata in parlamento e sar&agrave; ritardato il rilascio dei detenuti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Iraq: escalation di attacchi e violenze contro i gay</title>
		<link>https://archivio.gay.it/iraq-escalation-di-attacchi-e-violenze-contro-i-gay</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 16:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell’Iraq “liberato” da americani e britannici per i fondamentalisti religiosi ammazzare gli omosessuali è cosa giusta e onorevole. Tanti gay cercano rifugio all’estero per sfuggire alla mattanza.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="526" height="358" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/07/Iraq_sciiti.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Iraq: escalation di attacchi e violenze contro i gay - Iraq sciiti - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/07/Iraq_sciiti.jpg 526w, https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/07/Iraq_sciiti-300x204.jpg 300w" sizes="(max-width: 526px) 100vw, 526px"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>BAGHDAD – Nel “democratico” Iraq post-Saddam si va registrando un numero sempre maggiore di attacchi e violenze ai danni di omosessuali. Secondo il settimanale inglese The Observer ci sono sempre più prove che la milizia sciita più radicale stia conducendo una crescente e violenta offensiva contro gli “immorali” omosessuali. Negli ultimi mesi sono sempre di più i casi di attacchi contro persone anche solo sospettate di praticare la sodomia, perfino contro minorenni che sarebbero stati costretti a prostituirsi da bande di criminali o come estremo espediente per cercare qualche soldo da portare in famiglia. Della situazione, sempre più grave, si era già occupata pochi mesi fa anche la BBC e oggi il crescente numero di profughi che riescono a fuggire e che chiedono asilo per questi motivi in Gran Bretagna è un ulteriore indicatore della situazione drammatica che si sta vivendo in quel paese, che secondo gli strampalati piani strategici di Bush e alleati una volta liberato dal dittatore Saddam avrebbe dovuto sbocciare come fiore democratico che servisse da luminoso esempio all’interno del mondo arabo.<br />
Purtroppo, nonostante le elezioni di un governo di rappresentanza delle varie etnie, il paese è teatro di violenze quotidiane e la guerra civile per qualcuno è imminente, per molti altri è già iniziata. In questo contesto i fanatici religiosi rappresentanti l’Islam più fondamentalista e intollerante possono compiere impunemente i loro delitti omofobi, in parte appunto grazie al caos generalizzato e in parte perché l’omosessualità è ancora vista come una cosa così immorale da fare ritenere “onorevole” l’omicidio di un omosessuale. Non aiuta certo che l’articolo 111 del Codice Penale iracheno escluda ogni protezione, anche in caso di omicidio, contro coloro che agirebbero contro l’Islam, ovvero in questo caso i gay. L’Observer riferisce di aver visionato fotografie di gay iracheni condannati a morte, in attesa di essere fucilati. In un’altra due uomini, sospettati di avere una relazione, sono bendati e con un fucile già puntato alla loro testa. Un’altra immagine, ottenuta tramite un telefono cellulare, mostra un gay percosso a morte e un’altra ancora il suo corpo trascinato per una strada dopo la sua esecuzione. Poi c’è il caso di Karar Oda, un trentottenne di Sadr City di cui una foto ritrae il corpo: era stato fatto sparire dalle brigate Badr, l’informale ala armata del Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica in Iraq, il gruppo sciita che ha la più alta rappresentanza numerica in parlamento. Alla famiglia il ministero dell’Interno aveva comunicato che l’uomo meritava di essere arrestato in quanto colpevole del reato immorale di omosessualità. I suoi resti, bruciati e mutilati, sono stati ritrovati una decina di giorni dopo. L’organizzazione di gay rifugiati a Londra riferisce di aver perso negli ultimi tempi i contatti con la metà dei propri collegamenti sul posto in Iraq.<br />
(Roberto Taddeucci)   </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Iraq: violenze in aumento anche contro i gay</title>
		<link>https://archivio.gay.it/iraq-violenze-in-aumento-anche-contro-i-gay</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Apr 2006 16:19:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[La violenza quotidiana nella quale vivono i cittadini dell’Iraq vede spesso vittime omosessuali.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="500" height="335" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/07/Baghdad.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Iraq: violenze in aumento anche contro i gay - Baghdad - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/07/Baghdad.jpg 500w, https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/07/Baghdad-300x201.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>BAGHDAD –  La drammatica situazione in cui si trova l’Iraq sembra aver aggravato anche le condizioni di vita delle persone omosessuali e transgender che vivono in quel paese. Nel clima generale di violenza diffusa, con rapimenti e omicidi all’ordine del giorno, gli attacchi contro i gay sono in aumento. In un reportage della BBC emerge che diversi cittadini iracheni sono stati uccisi per via del loro orientamento sessuale e che il fenomeno stia aumentando da quando il regime di Saddam Hussein è finito in seguito all’attacco militare della coalizione anglo-americana. Un testimone intervistato dalla rete britannica riferisce che in particolare i più soggetti ad attacchi sono i gay per loro natura effeminati, dunque più immediatamente visibili e vulnerabili, e che un conoscente del fratello avrebbe detto a questi: “Nel caos che c’è adesso potresti cavartela ammazzando tuo fratello senza punizione e liberarti da questa vergogna.” L’intervistato ha anche parlato dell’omicidio di una sua amica transessuale, Dina, uccisa a Baghdad sei mesi fa e poi ha aggiunto: “Saddam era un tiranno, ma avevamo almeno un po’ più di libertà. Oggi i gay sono fatti fuori, senza ragione.”<br />
Un altro gay iracheno, Ahmed, ha preferito espatriare dopo che il suo compagno era stato assassinato. L’uomo si era salvato dall’attacco nascondendosi nei bagni di una palestra lì vicino, decidendo poi di andare a vivere ad Amman, in Giordania. “Ho abbandonato l’Iraq perché la mia vita è in pericolo, in quanto gay.” ha detto Ahmed. Le autorità del paese negano di essere a conoscenza di violenze ai danni di omosessuali, mentre nel sito internet dell’Ayatollah Sistani, membro del clero della Shia irachena, si legge che “coloro che commettono sodomia devono essere ammazzati nel modo più spietato.” Seyed Kashmiri, un portavoce di Sistani, ha fatto sapere che coloro che lo fanno la prima volta non sono messi a morte e che comunque quello che è stabilito in via teorica non necessariamente viene messo in pratica.<br />
Sebbene ci siano pochi dati di fatto accertati circa il trattamento della comunità LGBT durante gli anni che hanno visto al potere il partito Ba’ath alcune fonti sembrano indicare che, perlomeno durante gli anni ’90, una certa vita notturna gay era tollerata e che comprendeva alcuni nightclub e un meeting annuale per transgender. Anche la prostituzione maschile sarebbe stata per la maggior parte lasciata correre e le pene casomai erano modeste, multe o brevi periodi in carcere. (RT)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Usa: costa troppo escludere gay dalle forze armate</title>
		<link>https://archivio.gay.it/usa-costa-troppo-escludere-gay-dalle-forze-armate</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Apr 2005 16:19:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Militare]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo una recente inchiesta, le forze armate Usa avrebbero speso circa 190 milioni di dollari per rimpiazzare i militari omosessuali cacciati negli ultimi dieci anni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="333" height="250" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/marines-middleeast01.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Usa: costa troppo escludere gay dalle forze armate - marines middleeast01 - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/marines-middleeast01.jpg 333w, https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/marines-middleeast01-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 333px) 100vw, 333px"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>WASHINGTON &#8211; Secondo una recente inchiesta del Government accountability office (il corrispondente Usa della Corte dei conti) le forze armate Usa avrebbero speso circa 190 milioni di dollari per arruolare e addestrare personale sostitutivo che rimpiazzasse i militari omosessuali cacciati negli ultimi dieci anni. Lo riporta la Washington Post. Nell&#8217;arco di questo periodo sono state allontanate dalle varie armi circa 9.488 persone tra gay, lesbiche e transessuali: tra loro più di 750 ricoprivano posizioni di rilievo e molti avevano seguito corsi di lingue fondamentali per la lotta al terrorismo. Partendo da queste considerazioni, la Washington Post definisce il &#8220;gay-ban&#8221; (la legge Usa che impedisce agli omosessuali di entrare nelle forze armate) un provvedimento autolesionista, in quanto scoraggia le persone intenzionate a servire il loro paese proprio in un momento in cui la nazione ha estremo bisogno di soldati.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>USA: una repubblicana per i gay nell&#8217;esercito</title>
		<link>https://archivio.gay.it/usa-una-repubblicana-per-i-gay-nell-esercito</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Apr 2005 16:19:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Militare]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[La deputata repubblicana della Florida Ileana Ros-Lehtinen, che al congresso si è unita a quanti chiedono un cambiamento della politica del Pentagono nei confronti di gay e lesbiche.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="225" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/soldati-iraq-1.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="USA: una repubblicana per i gay nell&#039;esercito - soldati iraq 1 - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>WASHINGTON &#8211; Crescono le voci autorevoli contrarie alla politica del &#8216;Don&#8217;t ask, don&#8217;t tell&#8217; in vigore nell&#8217;esercito americano, secondo la quale gli omosessuali possono arruolarsi purché non manifestino il loro orientamento sessuale. A condannare la politica in vigore fin dagli anni &#8217;90 si è levata anche la deputata repubblicana della Florida Ileana Ros-Lehtinen, che al congresso si è unita a quanti chiedono un cambiamento della politica del Pentagono nei confronti di gay e lesbiche. La Ros-Lehtinen presenta, assieme ad altri due repubblicani e a una settantina di democratici, un progetto di legge per eliminare la restrizione, in base alla quale circa 10mila militari sono stati congedati negli ultimi anni, con un costo per le forze armate stimato a 200 milioni di dollari dal 1993.<br />
La Ros-Lehtinen e gli altri deputati che si battono contro la discriminazione, non si aspettano una facile vittoria nel congresso, ma affermano che gli Stati Uniti dovrebbero &#8220;ringraziare quanti indossano la divisa e servono il paese&#8221;, invece di metterli al bando dalle forze armate.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Iraq: sergente gay USA ferito si dichiara gay</title>
		<link>https://archivio.gay.it/iraq-sergente-gay-usa-ferito-si-dichiara-gay</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2005 16:19:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Militare]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[E' stato ferito e decorato. Ora ha sfidato la politica del 'Don't ask, don't tell' dichiarando la propria omosessualità e chiedendo di restare nell'esercito.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="225" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/soldati-iraq.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Iraq: sergente gay USA ferito si dichiara gay - soldati iraq - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>WASHINGTON &#8211; E&#8217; stato ferito e decorato prestando servizio nell&#8217;esercito degli Stati Uniti in Iraq. Ora ha sfidato la politica del &#8216;Don&#8217;t ask, don&#8217;t tell&#8217; dichiarando la propria omosessualità e chiedendo di restare nell&#8217;esercito.<br />
A compiere il clamoroso gesto è il sergente Robert Stout, 23 anni, di Utica nell&#8217;Ohio, decorato con il Cuore di Porpora, la decorazione dei feriti in guerra, conseguita nel maggio scorso quando una granata gli ha conficcato elle schegge nel volto, in un braccio e in una gamba. Stout è il primo ferito in Iraq a porre apertamente la questione della convivenza di omosessuali e eterosessuali nell&#8217;esercito USA che dai tempi dell&#8217;Amministrazione di Bill Clinton, negli Anni Novanta, segue la politica del &#8216;Don&#8217;t ask, don&#8217;t tell&#8217;. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SOLDATI GAY, MEGLIO DICHIARARSI!</title>
		<link>https://archivio.gay.it/soldati-gay-meglio-dichiararsi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Sep 2004 16:19:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Militare]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo studio condotto con i militari omosessuali destinati nelle zone di guerra, critic afortemente la politica del "don't ask don't tell"; stare nascosti mina la fiducia reciproca.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="225" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/soldati-iraq-4.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="SOLDATI GAY, MEGLIO DICHIARARSI! - soldati iraq 4 - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>NEW YORK &#8211; Un nuovo studio, pubblicato mercoledì, critica la politica delle forze armate statunitensi del &#8220;<strong>don&#8217;t ask don&#8217;t tell</strong>&#8220;, riportando che i soldati gay e lesbiche hanno servito in maniera efficace in Iraq e Afghanistan.<br />
<strong>Storie ordinarie di soldati gay</strong><br />
Lo studio riferisce dozzine di storie, inclusa quella di Brian Hughes, un Army Ranger omosessuale che ha fatto parte della task force scelta che ha salvato la prigioniera di guerra Jessica Lynch. Secondo il racconto, Hughes si è ritirato dalla Università di Yale per arruolarsi nell&#8217;esercito nell&#8217;agosto del 2000. Nell&#8217;autunno 2002 è stato destinato in Afghanistan e poi in Iraq, dove ha collaborato per la liberazione della soldatessa scomparsa. Secondo Hughes, uno dei problemi del &#8220;don&#8217;t ask, don&#8217;t tell&#8221; è che esclude la possibilità che i compagni dei soldati gay e lesbiche partecipino nelle reti di sostegno come la Family Readiness Group, in cui coniugi e genitori sono invitati a incontri di informazione e sostegno e dove ottengono informazioni su ciò che accade al di là del mare.  «Rendono davvero le vite dei soldati sposati molto più facili &#8211; afferma Hughes nel racconto &#8211; E penso che essi combattano meglio grazie a questo».</p>
<div class="thumbnail" style="float: left; margin: 0px 10px 4px 0px;"><img decoding="async" alt="SOLDATI GAY, MEGLIO DICHIARARSI! - marines middleeast01 1 - Gay.it Archivio" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/marines-middleeast01-1.jpg" style="max-width: 300px;"></div>
<p><strong>Dichiararsi è meglio</strong><br />
Secondo lo studio intitolato &#8220;<strong>Gay e lesbiche in guerra: il servizio militare in Iraq e Afghanistan sotto la &#8216;don&#8217;t ask, don&#8217;t tell&#8217;</strong>&#8220;, quando i gay e le lesbiche si dichiarano alle persone con cui svolgono servizio, riferiscono di avere molto più successo nel creare legami, nel morale e nell&#8217;avanzamento professionale, così come nel livello di impegno.<br />
Allo stesso tempo, i soldati che aderiscono al &#8220;don&#8217;t ask, don&#8217;t tell&#8221; hanno in genere meno fiducia negli altri soldati, subiscono uno stress maggiore, non sono molto preparati per lo spiegamento, sono meno concentrati sulla loro missione e affrontano problemi madici e psicologici.<br />
Il rapporto aggiunge che i problemi del &#8220;don&#8217;t ask, don&#8217;t tell&#8221;, che fu firmato dal presidente Clinton nel 1993, non riguarda solo i soldati omosessuali ma anche i loro colleghi eterosessuali, creando una «atmosfera di disonestà e sfiducia così come di mancanza di rispetto per la legge e i principi di integrità che sono essenziali nel servizio militare».<br />
Lo studio, pubblicato dal Centro per lo Studio delle Minoranze Sessuali nelle Forze Armate, si basa su trenta interviste approfondite con membri in servizio gay, lesbiche o bisessuali che sono impiegati in Iraq e Afghanistan dal 7 ottobre del 2001. Il rapporto conclude che la &#8220;don&#8217;t ask, don&#8217;t tell&#8221; «mina la capacità delle forze armate di servire adeguatamente i bisogni delle sue truppe».</p>
<p align="right">di Gay.com</p>
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		<title>LA &#8216;BOMBA&#8217; DI MOORE</title>
		<link>https://archivio.gay.it/la-bomba-di-moore</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Schinardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2004 16:19:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[George Bush]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[E' nelle sale italiane Fahrenheit 9/11, documentario scioccante sull'operato di Bush e la guerra in Irak. Rivelazioni, discorsi politici e persino risate per un film da non perdere.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="225" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/Fahreneit-Moore-Bush.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="LA &#039;BOMBA&#039; DI MOORE - Fahreneit Moore Bush - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>Sono 1131 i morti americani nella guerra in Irak ad oggi 30 agosto e 6218 i feriti il giorno dopo la vittoria di 103 medaglie d&#8217;Oro da parte degli Usa nei Giochi Olimpici. Più di 11.000 i civili morti dal giorno dell&#8217;intervento militare. Impossibile dare una stima delle vittime irachene (fonte www.iraqbodycount.net). Tre giorni prima del rischio attentato aereo sul Milano-Miami (con due caccia in volo a controllare) è uscito in Italia in 280 copie sottotitolate il film chiave sulla gestione della guerra da parte di Bush e sul suo presunto broglio per far vincere le elezioni ai repubblicani, &#8216;<strong>Fahrenheit 9/11</strong>&#8216; di <strong>Michael Moore</strong>, Palma d&#8217;Oro a Cannes. Un documentario bomba, fatto per essere discusso, stroncato dai &#8216;Cahiers du Cinéma&#8217; e &#8216;Variety&#8217; ma adorato dal resto della critica, campione di incassi negli Usa (più di 100 milioni di dollari) dove Moore è diventato una sorta di rappresentante mediatico dei democratici.</p>
<div class="thumbnail" style="float: left; margin: 0px 10px 4px 0px;"><img decoding="async" alt="LA &#039;BOMBA&#039; DI MOORE - Fahrenheit 911 - Gay.it Archivio" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/Fahrenheit-911.jpg" style="max-width: 300px;"></div>
<p>E sicuramente si tratta di un film che non può lasciare indifferenti. Sarà anche di parte, ma la raffica di notizie che Moore distilla nella prima parte del film, la più riuscita e a suo modo divertente, sono documentabili e scioccanti (un dubbio resta sui Bin Laden accompagnati per via aerea il 12 settembre, notizia già in parte smentita). Bush, che la giuria di Cannes ha ironicamente voluto prendere in considerazione per il premio al miglior attore, fa una figura barbina insieme al suo entourage, Rumsfeld e Condoleeza Rice in testa. <strong>La scena paradossalmente più comica</strong> è quella in cui George W. è in una scuola elementare e gli viene comunicato all&#8217;orecchio dell&#8217;attentato alle Torri. Lui resta immobile per sette minuti con in mano il libro di fiabe dal titolo &#8216;La mia capra domestica&#8217;. Moore si chiede: a che cosa avrà pensato in quegli interminabili minuti? Dietro di lui si legge benissimo &#8216;La lettura rende una nazione più grande&#8217;. Ironia delle ironie (è la scena gay cult della rentrée vacanziera) ecco la famiglia Bush che tratta coi petrolieri sauditi in osservanza quasi passionale mentre in sottofondo si sentono canzoni d&#8217;amore. E scopriamo che tra i membri del Congresso solo uno ha un figlio in Irak.<br />
Ma <strong>la vera eroina di questo bel film</strong> è un&#8217;americana media, diciamo quarantacinquenne, un po&#8217; cicciotta, patriottica all&#8217;inverosimile, tale Lila Lipscomb, concittadina di Moore ovvero di Flint, cittadina del Michigan distrutta dalla globalizzazione, ex capitale della General Motors le cui auto ora si fabbricano fuori dagli Usa a basso costo.</p>
<div class="thumbnail" style="float: left; margin: 0px 10px 4px 0px;"><img decoding="async" alt="LA &#039;BOMBA&#039; DI MOORE - Fahreneit Lila - Gay.it Archivio" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/Fahreneit-Lila.jpg" style="max-width: 300px;"></div>
<p>Lila è una di quelle casalinghe combattive, attiva socialmente, che difende i sussidi ai disoccupati, ha un marito nero e un figlio morto in Irak. La vediamo andare davanti alla Casa Bianca dove incontra una donna di lingua araba (grande momento, in grandangolo digitale) e piange il suo ragazzo. Lei crede fortemente nella democrazia americana. Arriva lei e il film cambia ritmo e intensità.<br />
Il reportage sulla guerra in Irak firmato Michael Moore è forse più convenzionale, meno potente stilisticamente e narrativamente ma forse più diretto e significativo. <strong>Le immagini sono impressionanti</strong>: corpi carbonizzati, macellati, amputati. Una donna prega Allah dopo che le hanno distrutto la casa in un quartiere dove abitano solo civili. La pipeline dove scorre il petrolio che deve attraversare l&#8217;Irak ed è un po&#8217; il motore di tutto è una sorta di Sacro Graal. La scena aberrante dei reclutamenti di neri nei mall americani da parte di bei tipi in divisa. Già viste? Purtroppo sì. Eppure le cose vanno così e i media americani spesso tacciono.</p>
<div class="thumbnail" style="float: left; margin: 0px 10px 4px 0px;"><img decoding="async" alt="LA &#039;BOMBA&#039; DI MOORE - Fahrenheit Bush plays gol - Gay.it Archivio" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/Fahrenheit-Bush-plays-gol.jpg" style="max-width: 300px;"></div>
<p>Moore sarà anche populista e un gran comunicatore, non è certo un grande cineasta ma un ottimo documentarista (Godard ha detto che lui &#8220;non fa film ma discorsi&#8221; e, aggiungiamo noi, decisamente comprensibili), scrive libri e fa satira in tv, è simpatico e ispira fiducia, è grande quando incontra Bush e si fa insultare con un &#8220;si trovi un vero lavoro!&#8221; (secondo il New York Post, Bush è stato in vacanza il 42% del tempo dal giorno dell&#8217;elezione), non mostra le Torri e ha fatto un film che è costato 6 milioni di dollari e non è stato finanziato grazie a un bingo organizzato a casa sua come il primo film &#8216;Roger and Me&#8217;. <strong>I retroscena</strong> sono ormai storia: la Disney ha rifiutato di distribuirlo dopo che era stato venduto in tutto il mondo e persino in Albania, i boss della Miramax Harvey e Bob Weinstein preoccupati e intrallazzati che volevano più scene con Moore dentro, Tarantino che a Cannes gli dice nell&#8217;orecchio: &#8220;Penso proprio che il tuo film sia il primo prodotto per giustificare un discorso fatto all&#8217;Oscar&#8221; cioè quello pronunciato sul palco dell&#8217;Academy dopo la vittoria di &#8216;Bowling a Columbine&#8217; su armi &#038; paura negli Usa.<br />
&#8216;Fahrenheit 9/11&#8217; è il film da vedere adesso; quelli preferiti da Moore sono &#8216;Taxi driver&#8217; di Scorsese e &#8216;Il posto delle fragole&#8217; di Ingmar Bergman.</p>
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