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	<title>Palestina &#8211; Gay.it Archivio</title>
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	<description>Archivio Storico di Gay.it</description>
	<lastBuildDate>Thu, 24 May 2012 22:00:00 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Palestina &#8211; Gay.it Archivio</title>
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	<item>
		<title>Israele nega asilo ad un palestinese gay: &#8220;Rischio la vita&#8221;</title>
		<link>https://archivio.gay.it/israele-nega-asilo-ad-un-palestinese-gay-rischio-la-vita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 May 2012 16:19:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[religione e omosessualità]]></category>
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					<description><![CDATA[Il suo compagno è israeliano, ma per il governo di Tel Aviv questo non ha importanza e gli nega l'asilo. Adesso rischia l'espulsione: "A nablus tutti sanno, rischio la vita".]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="220" height="165" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/07/israele_palestinaBASE.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Israele nega asilo ad un palestinese gay: &quot;Rischio la vita&quot; - israele palestinaBASE - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>Un gay palestinese si &egrave; rivolto alla Corte Suprema israeliana per ottenere asilo nello Stato ebraico, sostenendo che in caso di espulsione nei Territori la sua vita sarebbe in pericolo. L&#8217;uomo, che da una decennio ha un compagno israeliano, si &egrave; gi&agrave; visto bocciare la richiesta di residenza dal ministro dell&#8217;Interno, Eli Yishal, nonostante l&#8217;istanza fosse accompagnata dall&#8217;indicazione di speciale circostanze umanitarie. Adesso rischia l&#8217;espulsione nei Territori Palestinesi dove potrebbe essere vittima di rappresaglie per quelle che vengono considerate come &quot;devianze morali&quot;.</p>
<p>L&#8217;uomo &egrave; un musulmano originario di Nablus: cresciuto in Israele fino all&#8217;et&agrave; di 6 anni, da una decina d&#8217;anni convive con un compagno israeliano a Tel Aviv. Nella richiesta alla Corte Suprema, il palestinese sostiene che la sua situazione di gay dichiarato &egrave; molto ben conosciuta in Cisgiordania perch&eacute; &egrave; stata anche raccontata dai giornali locali, racconta di essere stato arrestato e picchiato dalla polizia palestinese, proprio per il suo orientamento sessuale e illustra il dramma dei suoi rapporti familiari interrotti. Secondo il suo racconto, infatti, il padre l&#8217;ha diseredato e gli &egrave; stato consigliato di non rimettere piede a Nablus. L&#8217;uomo ha accusato il governo israeliano di discriminare le coppie dello stesso sesso.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gay palestinese trova rifugio in casa di un colono ebreo</title>
		<link>https://archivio.gay.it/gay-palestinese-trova-rifugio-in-casa-di-un-colono-ebreo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 17:19:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Era tornato al confine con la Cisgiordania per incontrare il padre malato, ma il soldati lo hanno bloccato e gli impediscono di tornare dal suo compagno israeliano. Adesso è ospite di un colono ebreo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="220" height="165" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/07/palestina_israelegayBASSE.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Gay palestinese trova rifugio in casa di un colono ebreo - palestina israelegayBASSE - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>Quando leggiamo notizie come quella che stiamo per raccontarvi, verrebbe da pensare che<strong> se la pace in Medio Oriente</strong> fosse in mano ai popoli e non alla politica, la possibilit&agrave; che si instauri sarebbe <strong>dieci volte superiore di quanto non lo sia adesso</strong>. E non &egrave; un caso se parliamo di popoli e non di governi.<br />
E&#8217; successo, infatti, che <strong>un gay palestinese ha trovato rifugio in casa di un colono ebreo della Cisgiordania</strong>. Adesso il ragazzo &egrave; in pericolo di vita stando a quello che <strong>riporta il quotidiano Yediot Ahronot.</strong> T., questo l&#8217;unico particolare che &egrave; stato diffuso sull&#8217;identit&agrave; del palestinese, <strong>vive da dieci anni in Israele con un ragazzo ebreo che si chiama Doron</strong> impegnato, con tutti i mezzi a sua disposizione, ad ottenere il permesso di soggiorno a tempo indeterminato per il compagno.</p>
<p>Quando, per&ograve;, 10 giorni fa, <strong>T. ha cercato di incontrare il padre malato</strong>, le cose hanno preso una piega imprevista. Per evitare che T. tornasse nel suo villaggio d&#8217;origine dove un gay non &egrave; affatto ben visto, il ragazzo<strong> ha incontrato il padre in un altro punto a poca distanza da un check point</strong>. Non appena T. ha cercato di far ritorno nella casa che condivide con Doron, &egrave; stato bloccato dai soldati che lo vorrebbero rimandare nel villaggio in cui &egrave; nato. Il povero T. ha cercato di spiegare ai soldati che <strong>l&igrave; la sua vita sarebbe in pericolo</strong>, ma gli uomini in divisa non hanno voluto sentire ragioni.</p>
<p>T. si &egrave; allora rivolto <strong>a un israeliano che aveva conosciuto molti anni prima: un colono che abita in un insediamento religioso</strong> della zona presso cui ha trovato rifugio. Lo stesso quotidiano che riporta la notizia e un&#8217;associazione che si occupa di diritti civili hanno cercato di fare pressioni perch&eacute; il giovane possa far ritorno in Israele e vivere con il suo compagno, ma <strong>fonti militari hanno fatto loro sapere che questo &egrave; impossibile per non meglio precisate &quot;ragioni di sicurezza&quot;.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gay palestinese chiede asilo in Israele per amore</title>
		<link>https://archivio.gay.it/gay-palestinese-chiede-asilo-in-israele-per-amore</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 16:19:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Asilo politico]]></category>
		<category><![CDATA[coppie gay]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[La famiglia, da quando ha scoperto la sua omosessualità, lo minaccia di morte. Lui, che da nove anni ha una storia con un isreaeliano, ha chiesto la residenza allo stato ebraico: "Tutelate la vita".]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="220" height="165" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/07/gay_asilo_israeleBASE-1.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Gay palestinese chiede asilo in Israele per amore - gay asilo israeleBASE 1 - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>Gay, palestinese e per giunta innamorato di un israeliano. La sua non era per niente una vita facile, con la famiglia che ne osteggia fermamente lo stile di vita e una cultura popolare sicuramente non molto propensa ad accettare le persone lgbt. <br />
Per queste ragioni un giovane palestinese di 33 anni ha chiesto all&#8217;Alta Corte di Giustizia che gli venisse concessa la residenza permanente in Israele dove, tra l&#8217;altro, potrebbe vivere accanto al suo compagno.</p>
<p>I due si erano conosciuti 9 anni fa ed erano andati a vivere insieme, a Bat Yam (Tel Aviv). Nel 2000 la famiglia del giovane palestinese aveva scoperto il suo orientamento sessuale e lo aveva minacciato di morte se non avesse cambiato stile di vita. <br />
Due anni dopo, la mancanza di permesso di soggiorno in Israele gli era costata una condanna a due mesi, scontati i quali il ragazzo era andato a vivere a Betlemme, continuando comunque ad incontrare il suo compagno.</p>
<p>Con il tempo per&ograve;, le minacce da parte della famiglia alla sua vita si erano aggravate, dal&nbsp; momento che pensavano che, come il fratello, fosse diventato un collaboratore dei servizi segreti israeliani. A quel punto, il giovane ha chiesto asilo politico ad Israele appellandosi alla sacralit&agrave; della vita, valore che &quot;va tutelato senza distinzionidi razza o di sesso&quot;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fuga d&#8217;amore: come aiutare Sami Saleh</title>
		<link>https://archivio.gay.it/fuga-d-amore-come-aiutare-sami-saleh</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2004 16:19:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[coppie gay]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[Chiunque voglia e possa aiutare in qualsiasi maniera Sami Saleh, può contattare l'Associazione Culturale Punto Rosso di Milano: 02.874324 * 875045 dalle 14.30 alle 19.30 chiedendo di Loris.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="200" height="150" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/kefia3-1.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Fuga d&#039;amore: come aiutare Sami Saleh - kefia3 1 - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>MILANO &#8211; Dopo il <a href="https://www.gay.it/fuga-d-amore" rel="nofollow noopener" target="_blank">nostro articolo</a> sul caso di Sami Saleh, sono arrivate in redazione molte testimonianze di solidarietà. Gli eurodeputati radicali Cappato e Turco hanno già presentato una interrogazione al Parlamento Europeo e si stanno mobilitando presso il tribunale di Verona. Insomma, la comunità omosessuale e quanti hanno a cuore la sorte di Sami hanno accolto il nostro invito. Sami ha bisogno davvero di tutto, da un&#8217;accoglienza a un sostegno per affrontare le spese giudiziarie.<br />
Per questo, chiunque voglia e possa aiutare in qualsiasi maniera Sami Saleh, può contattare la sede dell&#8217;Associazione Culturale Punto Rosso di Milano, telefonando ai numeri: 02.874324 * 875045 dalle 14.30 alle 19.30 chiedendo di Loris.<br />
In questo momento sono loro che stanno dando soccorso e ospitalità a Sami Saleh. Noi, continueremo ad informarvi e a seguire la sorte di Sami.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IL DIFFICILE PRIDE D&#8217;ISRAELE</title>
		<link>https://archivio.gay.it/il-difficile-pride-d-israele</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2003 16:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pride]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[Venerdì scorso, Gerusalemme ha ospitato la sua seconda marcia dell'orgoglio gay. Più triste e marginale dello scorso anno, dopo la morte in un attentato di un attivista. La cronaca.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="225" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/pride-jerusalem01-7.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="IL DIFFICILE PRIDE D&#039;ISRAELE - pride jerusalem01 7 - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>BOLOGNA &#8211; Venerdì 20 giugno centinaia di persone si sono riunite nella Safra Square di Gerusalemme in occasione del secondo <strong>Gay Pride</strong> nella città santa. L&#8217;avvenimento ha preso il via dopo un minuto di silenzio dedicato ad Al Bier, un attivista della <strong>Jerusalem Open House</strong> ucciso la settimana scorsa in un attacco terroristico in cui morirono altre sedici persone. Dalla piazza centrale il corteo ha proseguito per Jaffa Street, Shlomo Amelech e si è concluso all&#8217;Indipendence Park.<br />
<strong>Jerry Levinson</strong>, fondatore della JOH, si è mostrato soddisfatto per la numerosa partecipazione. «Sono molto sorpreso. Pensavamo che le gente avesse paura degli attacchi terroristici &#8211; ha dichiarato &#8211;  ma il numero dei partecipanti è all&#8217;incirca lo stesso dello scorso anno».<br />
Qualche giorno prima il gruppo <strong>Haredi</strong>, la comunità ultra-ortodossa di Gerusalemme, si era opposta alla manifestazione e alcuni esponenti del partito Kach (fuorilegge) avevano organizzato una &#8220;fiaccolata&#8221; per bruciare le rainbow flags appese nel distretto downtown della città. Il sindaco ultra-ortodosso di Gerusalemme ha condannato la parata dichiarandola «un&#8217;oscenità nei confronti della natura stessa della città e della sua santità, e un&#8217;offesa a tutta la comunità di Israele».<br />
Jerry Levinson ha prontamente risposto dicendo che «la comunità religiosa ha offerto un buon servizio alla manifestazione. Se non avessero lanciato tutte quelle battaglie per impedirla, la partecipazione sarebbe stata minore. Sto pensando di chiedere loro di fare la stessa cosa il prossimo anno».<br />
Levinson non mostra alcun dubbio sul fatto che nel 2004 la città santa vedrà una nuova pride parade. «D&#8217;ora in poi ci sarà una manifestazione ogni anno a Gerusalemme. Abbiamo spiegato ai partecipanti che stiamo lavorando per poter organizzare qui il World Gay Pride nel 2005, ma non c&#8217;è niente di sicuro al momento».<br />
Tra le personalità che hanno partecipato all&#8217;evento il Ministro dell&#8217;Interno <strong>Avraham Poraz</strong> e altri rappresentanti di partiti politici della sinistra israeliana. Anche il gruppo <strong>Kvisa Shchoora</strong>, gay &#038; lesbiche contro l&#8217;occupazione, era presente. Importante anche la delegazione italiana di &#8220;<strong>Queer For Peace</strong>&#8221; che è riuscita ad incontrare e mettere in comunicazione tra loro gay e lesbiche israeliani con gay e lesbiche provenienti dai territori.<br />
In ogni caso, nonostante l&#8217;ottimismo di Levinson, il numero dei partecipanti a questa manifestazione è stato decisamente inferiore al 2002. Lo scorso anno la marcia cominciò da Kikar Zion lungo tutto l&#8217;Indipendence Park. Decine  di negozianti, passanti, motociclisti e residenti di King George St. cantavano e salutavano il corteo. Molti di loro si unirono spontaneamente ai festeggiamenti. Al contrario, Safra Square, il punto di partenza predestinato a quest&#8217;ultimo pride, è un luogo praticamente deserto, molto lontano dalle strade principali e molto lontano dallo sguardo di eventuali curiosi. Anche le strade che portano all&#8217;Indipendence Park sono totalmente desolate quando vengono chiuse al traffico. Nei giorni scorsi, molte persone che abitano in Israele non sapevano nulla di questa manifestazione. Resta da vedere se si tratta di  persone estremamente pragmatiche che non leggono i giornali o se forse i giornali ne hanno parlato molto poco. L&#8217;impressione è che il Gay Pride 2003 sia stato un segreto molto ben nascosto. E tale è rimasto.<br />
Lo scorso anno gli organizzatori dichiararono di voler dare un&#8217;impronta più spirituale, più culturale all&#8217;evento, per creare un clima più fraterno. Dopotutto lo slogan di questa parade è stato &#8220;<strong>Love Without Borders</strong>&#8220;. Niente carri con musica come a Tel Aviv o Eilat.</p>
<div class="thumbnail" style="float: left; margin: 0px 10px 4px 0px;"><img decoding="async" alt="IL DIFFICILE PRIDE D&#039;ISRAELE - pride jerusalem02 - Gay.it Archivio" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/pride-jerusalem02.jpg" style="max-width: 300px;"></div>
<p>Una volta arrivati al parco e ascoltate le parole di benvenuto di <strong>Hagai Elad</strong>, direttore della JOH, <strong>Anat Hoffman</strong>, ex membro del municipio di Gerusalemme e del Ministro <strong>Avraham Poraz</strong>, gli spettacoli di intrattenimento hanno avuto inizio. Dopo un trio di drag queens che si sono esibite in alcune riedizioni di vecchie canzoni israeliane, è salita sul palco la &#8220;drag più famosa del Pleasure Dome di Tel Aviv&#8221; che ha mimato per il pubblico una canzone in cui una parola su due era una volgarità. Non doveva essere la parata della cultura e dello spirituale?<br />
Dopodiché è stata la volta di <strong>Michael Amdorsky</strong> che ha fatto alzare le mani al pubblico. &#8220;Quelli di voi che non le alzano&#8221;, ha urlato &#8220;non sono ancora usciti allo scoperto (<em>are still in the closet</em>)&#8221;. Poi ha iniziato a cantare una delle sue canzoni, si è interrotta, ha intrattenuto una specie di diatriba con l&#8217;addetto al suono, ha salutato, ha detto che amava tutto il pubblico, e se ne è andata. Per concludere altre drag queens hanno mostrato ai partecipanti di conoscere ogni sorta di eloquio triviale in svariate lingue. Un po&#8217; mortificante per coloro che avevano sperato in qualcosa di spirituale, fraterno e &#8220;culturale&#8221;.<br />
Alla <strong>Jerusalem Open House</strong> va comunque riconosciuto il lavoro fatto per essere riusciti ad organizzare una manifestazione simile, nonostante i numerosi problemi che riguardano Israele e che tutti noi tristemente conosciamo. Il fatto poi che la manifestazione fosse stata posticipata di una settimana deve aver reso le cose ancora più difficili. Ciononostante molti dei partecipanti se ne sono andati un po&#8217; delusi a fine serata.<br />
Questo pomeriggio ho parlato con una giovane che abita nei territori occupati. Quando le ho chiesto se aveva sentito parlare del gay pride di Gerusalemme mi ha risposto: &#8220;No, non ne so nulla; ma credimi, qui la gente ha altro a cui pensare&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>FROCI PER LA PACE</title>
		<link>https://archivio.gay.it/froci-per-la-pace</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jun 2003 16:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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					<description><![CDATA["Queer for Peace", la missione internazionale del movimento glbt in Palestina, si avvia verso la conclusione: domani il Pride di Gerusalemme. Il resoconto di un attivista.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="225" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/queerforpeace-1.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="FROCI PER LA PACE - queerforpeace 1 - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p><em>Il 10 giugno, una delegazione formata da rappresentati delle associazioni glbt italiane è giunta in Medio Oriente, per un intenso programma di incontri e manifestazioni che hanno lo scopo di unire alle rivendicazioni del movimento gay/lesbico/transessuale un serio impegno per un pace duratura tra Israele e Palestina (clicca qui per l&#8217;articolo relativo). Riceviamo da Massimo Mele, presidente del Movimento Omosessuale Sardo che ha preso parte all&#8217;inziativa, questo resoconto, che volentieri pubblichiamo.</em></p>
<p>Dopo due settimane di incontri nei territori occupati, la delegazione italiana di Queer for peace, gay lesbiche bisessuali transgender contro la Guerra, si avvia a partecipare alla Pride parade di Gerusalemme, ultimo appuntamento della missione di pace in Medio Oriente.<br />
In realta&#8217; la pride parade si sarebbe dovuta tenere la scorsa settimana, ma l&#8217;attentato suicida in cui morirono 17 persone tra cui un attivista dell&#8217;Open House, l&#8217;associazione GLBT di Gerusalemme, porto&#8217; gli organizzatori ad uno slittamento di una settimana per evitare la concomitanza con i funerali delle vittime.<br />
Ieri l&#8217;incontro con il consolato italiano per stabilire un primo contatto ufficiale e per garantirsi un&#8217;eventuale assistenza in caso di problemi all&#8217;aereoporto di Ben Gurion. Il primo gruppo che ha lasciato Israele il 16 ha dovuto attendere ore, tra controlli e perquisizioni, prima che i militari permettessero all&#8217;aereo, trattenuto in pista per un paio d&#8217;ore, di decollare per l&#8217;Italia. Sono rimaste a Tel Aviv invece alcune delle valigie, per ulteriori controlli.<br />
A parte controlli e check point, che ci hanno impedito l&#8217;ingresso in parte dei territori, fra cui Qalqilia e Gaza, la missione ha avuto grande successo, sia nella pratica della diplomazia dal basso, incontrando e mettendo in comunicazione fra loro gay e lesbiche israeliane con gay e lesbiche provenienti dai territori, sia nell&#8217;intendo di inserire la tematica dell&#8217;orientamento sessuale e dell&#8217;identita&#8217; di genere nella piu&#8217; ampia battaglia contro la guerra e per il diritto all&#8217;autodeterminazione del popolo palestinese.<br />
Nei vari incontri con rappresentanti della societa&#8217; civile, ma anche rappresentanti di istituzioni e responsabili dei colloqui di pace, il leit motiv e&#8217; sempre stato, inizialmente, l&#8217;anteposizione dell&#8217;indipendenza e della fine dell&#8217;occupazione a qualsiasi discorso sui diritti individuali. Ma dopo ore di confronto, anche serrato, da tutti/e c&#8217;e&#8217; stata una disponibilita&#8217; e apertura, in cui la parola omosessuale e le problematiche di gay e lesbiche e trans nei territori venivano riconosciute cosi&#8217; come e&#8217; stata riconosciuta la necessita&#8217; di affrontarli partendo dall&#8217;immediato. Questo atteggiamento e&#8217; ben riassunto dall&#8217;incontro con Mustafa&#8217; Bargouthi, coordinatore delle ONG palestinesi, che solo alla fine della discussione e&#8217; riuscito a pronunciare la parola omosessuale e a rendersi disponibile per incontrare gay e lesbiche dei territori per vtrovare insieme le modalita&#8217; e le strategie per affrontare il tema nella societa&#8217; palestinese.<br />
Anche da parte Israeliana, e non solo dalla comunita&#8217; GLBT, c&#8217;e&#8217; stata una grande apertura e interesse, forse dovuto alla stanchezza nei confronti della violenza e della perenne crisi economica, ma anche dall&#8217;incapacita&#8217; di comprendere il fanatismo cieco di una parte della societa&#8217; israeliana, incapace di capire e praticare le ragioni della pace.<br />
Ultimo incontro venerdi alle 11:00 a Ramallah con Hanan Asrawi, ex ministra palestinese e intelletuale riconosciuta e rispettata sia in Israele che in Palestina.<br />
Questa sera l&#8217;ultimo incontro con il Jerusalem Open House, per un piccolo resoconto della nostra missione e gli ultimi preparativi per la parata di domani.<br />
Love without borders e&#8217; l&#8217;auspicio di questo Pride, che speriamo diventi patrimoniuo collettivo di tutta la societa&#8217; israeliana e non solo del popolo GLBT. </p>
<p>Per Queer for peace <br />Massimo Mele</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>GAY PER LA PACE IN PALESTINA</title>
		<link>https://archivio.gay.it/gay-per-la-pace-in-palestina</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Maria Corbelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 May 2003 16:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Associazioni LGBTQ+]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://archivio.gay.it/gay-per-la-pace-in-palestina</guid>

					<description><![CDATA[Una delegazione di omosessuali arriverà in Medio Oriente per parlare a israeliani e palestinesi. E' "Queer for Peace" il coordinamento gay internazionale nato in Italia per un mondo senza guerre.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="225" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/queerforpeace-2.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="GAY PER LA PACE IN PALESTINA - queerforpeace 2 - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>SASSARI &#8211; L&#8217;idea è nata durante il seminario su gay, lesbiche e neoliberismo che si è svolto lo scorso novembre a Firenze, nell&#8217;ambito delle iniziative della convention del popolo dei &#8220;no-global&#8221;. Fu allora che il Movimento Omosessuale Sardo, capeggiato da Massimo Mele, lanciò la proposta di una missione di pace GLBT in Palestina per giugno 2003; idea che, nei mesi successivi, è stata estesa alla creazione di un movimento internazionale GLBT contro la guerra e per la globalizzazione dei diritti umani.<br />
Ora questo progetto prende forma e nome: si chiama &#8220;Queer for Peace&#8221; e porterà una delegazione di gay italiani in Medio Oriente, dove incontrerà rappresentanti della società e delle istituzioni sia israeliane, sia palestinesi. Dal 10 giugno, la delegazione sarà a Gerusalemme, per incontrare esponenti della società civile israeliana e del parlamento e dire loro che «36 anni di occupazione sono troppi e che violenza, morte e distruzione non portano la pace ma solo odio e altra distruzione». Poi il gruppo prenderà parte al Pride di Gerusalemme, previsto per il 14 giugno, e che non sempre si svolge in un clima disteso. Il gruppo giungerà poi il 15 giugno nella West Bank e a Gaza, per vedere gli effetti dell&#8217;occupazione e della guerra, ma soprattutto per incontrare esponenti dell&#8217;associazionismo e della politica palestinese. Con loro, i rappresentanti dei gay parleranno anche dei diritti fondamentali degli individui, come il diritto alle identità e all&#8217;orientamento sessuale. E sono già diversi i dirigenti palestinesi che hanno dato la loro disponibilità e altri si aggiungeranno.<br />
«L&#8217;idea di una iniziativa in Palestina nasce dall&#8217;esigenza sentita da molt* di noi di accompagnare la teoria ad una pratica politica che ci rendesse soggetti attivi del cambiamento, portandoci ad interagire con gli eventi e con il resto del movimento portando/partendo dal nostro specifico» scrivono nel documento di presentazione i promotori dell&#8217;iniziativa, che denunciano il fatto che le politiche di liberazione, come quella di liberazione sessuale, abbiano assunto «un carattere puramente difensivo, riducendole ad un rivendicazionismo spesso funzionale al sistema etero/liberista».<br />
«Abbiamo pensato alla Palestina per il valore simbolico che il conflitto israeliano/palestinese ha assunto nel tempo come paradigma dell&#8217;imperialismo, ma anche di quell&#8217;incomunicabilità violenta, che radicalizza le posizioni e foraggia fondamentalismo e autoritarismo. Ma anche perché in Palestina, come in gran parte dei paesi arabi cosiddetti moderati, il crescente potere delle organizzazioni fondamentaliste, assieme ad una sorta di militarizzazione dei rapporti sociali dovuta alla guerra, ha interrotto la tradizionale &#8220;tolleranza repressiva&#8221; nei confronti dell&#8217;omosessualità iniziando una vera e propria persecuzione in cui i gay sono arrestati, torturati e, quando vengono espulsi da Israele e spediti a Gaza, anche uccisi come collaborazionisti».<br />
Tra le prime adesioni giunte, figurano quelle di Titti De Simone (Parlamentare PRC), Franco Grillini (parlamentare DS), Nichi Vendola (parlamentare PRC) e Gianni Vattimo (Parlamentare europeo DS). Anche Arcigay e Arcilesbica hanno dato la loro adesione, così come il MIT e CGIL ufficio nuovi diritti nazionale.<br />
Per approfondimenti, adesioni e informazioni, potete consultare il sito www.queerforpeace.org.</p>
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		<title>Bologna. Palestina tra amore gay e guerre</title>
		<link>https://archivio.gay.it/bologna-palestina-tra-amore-gay-e-guerre</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2003 16:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[Due giornate di riflessione sulla Palestina con video, dibattito, teatro, testimonianze e musica: e' la proposta di "AntagonismoGay" e "SexyShock", in programma domani e sabato a Bologna.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="225" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/gay-arab20-1.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Bologna. Palestina tra amore gay e guerre - gay arab20 1 - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>BOLOGNA &#8211; Due giornate di riflessione sulla Palestina con video, dibattito, teatro, testimonianze e musica: e&#8217; la proposta di &#8220;AntagonismoGay&#8221; e &#8220;SexyShock&#8221;, in programma domani e sabato a Bologna, al TPO di viale Lenin 3. L&#8217;iniziativa si caratterizza come incontro di progettualita&#8217; differenti gia&#8217; operanti sul tema della Palestina. Si comincia domani alle 22 con lo spettacolo teatrale &#8220;Erotomania&#8221;, di Eduardo Fiorito, interpretato da Eduardo Fiorito e Maricla Sediari (supervisione organizzativa Maria Berucci): e&#8217; il fulcro del progetto Silence, nato per impulso del Sogno Di Icaro, che si pone come obiettivo quello di rompere il silenzio informativo sugli avvenimenti della realta&#8217; contemporanea, cercando di coinvolgere, a partire dallo spettacolo, tutte le realta&#8217; culturali e artistiche che lavorano sullo stessa tema. A seguire, Indymedia, Candida Tv e Le Tecniche presentano video, documentari, corti realizzati nel 2002 nei territori occupati da palestinesi e mediattivisti di varie nazionalita&#8217;.<br />
La seconda serata (a partire dalle 20) e&#8217; invece dedicata alla presentazione del progetto &#8220;QueerForPeace&#8221; promosso da esponenti del movimento internazionale glbt. L&#8217;iniziativa prevede dal 10-20 giugno la presenza di una missione in Palestina che porti un messaggio di pace agli esponenti della societa&#8217; civile israeliana e palestinese, partecipi al Pride di Gerusalemme e comunichi ad esponenti dell&#8217;associazionismo e della politica palestinese che la lotta di liberazione di un popolo e&#8217; tanto piu&#8217; forte quanto piu&#8217; riconosce al suo interno i diritti fondamentali delle persone, come il diritto alle identita&#8217; e all&#8217;orientamento sessuale.</p>
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		<title>TAREK RISCHIA LA MORTE</title>
		<link>https://archivio.gay.it/tarek-rischia-la-morte</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2003 16:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[La vicenda di un altro giovane omosessuale palestinese rifugiatosi in Israele per scampare le persecuzioni. Ora potrebbe essere rispedito a Gaza, ma i gruppi gay si mobilitano. Ecco cosa riferiscono.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="225" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/gay-arab02.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="TAREK RISCHIA LA MORTE - gay arab02 - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>Che fine farà Tarek? Mentre Israele continua con le deportazioni di gay palestinesi nella striscia di Gaza, esponendoli al pericolo di morte, un importante gruppo israeliano che combatte per i diritti degli omosessuali, denuncia il caso di questo altro ragazzo gay palestinese il cui nome completo è stato tenuto nascosto per ragioni di sicurezza personale, andato sotto processo il 16 marzo per essere entrato in Israele senza permesso. <strong>Lior Mencher</strong>, direttore di Aguda, gruppo di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali israeliani, si è detto preoccupato che Tarek possa essere deportato nella striscia di Gaza, dove rischierebbe una morte imminente.<br />
«Sono scappato da Gaza e sono arrivato in Israele per vivere, non per essere rimpatriato e venire ucciso. C&#8217;è qualcuno che mi può aiutare?» avrebbe detto Tarek, secondo quanto riferito da Mencher.<br />
Il ministro dell&#8217;Interno israeliano, <strong>Avraham Poraz</strong>, si è inizialmente rifiutato di intervenire nel caso di Tarek, nonostante sia a capo del partito liberale che garantisce giustizia a tutti i settori della società, inclusi i gay. Secondo Mencher, Poraz era ben consapevole che Tarek aveva oltrepassato i posti di blocco della sicurezza israeliana senza costituire il minimo pericolo per lo stato di Israele.<br />
«Aguda, lavorando a stretto contatto con le organizzazioni umanitarie internazionali, come Amnesty, ILGA, o il gruppo gay musulmano con sede a Washington Al Fatiha, aveva chiesto a Poraz di fermare la deportazione di Tarek» ha detto <strong>Shaul Genon</strong>, direttore del Rescue Project di Aguda.<br />
Mencher ha poi riferito che Aguda sta anche inviando una petizione alla Corte Distrettuale al fine di fermare il processo di deportazione di Tarek. Ha detto anche che il recente rilascio su cauzione di Tarek «è da un lato una buona notizia, specialmente visto che il giudice ha specificatamente indicato che la sua vita sarebbe a rischio se fosse deportato a Gaza. L&#8217;approccio benevolo del giudice nel processo può essere d&#8217;aiuto, ma si vedrà».<br />
Mencher ha anche rivelato che sono iniziati alcuni primi incontri di base tra il Ministero dell&#8217;Interno e Aguda alla ricerca di una soluzione umanitaria per i gay della Palestina e di origine araba. A questo proposito Mencher si è raccomandato di portare avanti l&#8217;opera di pressione sul Ministero «per far sì che si imprima con evidenza la gravità della situazione». Ricordiamo a questo proposito che è ancora possibile inviare email al ministero dell&#8217;Interno israeliano all&#8217;indirizzo aporaz@knesset.gov.il.<br />
Come in molti paesi musulmani, essere gay nei territori palestinesi viene considerato un crimine contro l&#8217;Islam. Nella maggior parte dei casi, non è lo stato ma altri personaggi come la stessa famiglia, a costituirsi giudice e decidere del destino di una persona omosessuale, e sono purtroppo comuni i resoconti di trattamenti in stile nazista ai danni di palestinesi apertamente gay.<br />
Il direttore del Rescue Project <strong>Shaul Genon</strong> ha detto che Aguda ha identificato almeno 100 palestinesi gay in Israele: «Solo 25 di questi ci chiedono di aiutarli &#8211; ha detto Genon &#8211; Gli altri evitano di venire allo scoperto, temendo l&#8217;ira dei familiari più di quella delle autorità palestinesi».<br />
Genon riferisce che anche se il suo Rescue Project ha aiutato gay arabi e palestinesi per gli ultimi quattro anni, evitando in questo periodo che tre donne e otto uomini fossero deportati, la situazione è notevomente peggiorata dagli attacchi negli Stati Uniti dell&#8217;11 settembre. «Tutta le porte sono state chiuse da allora. Nessuno vuole aiutarli, e la maggior parte di questi giovani non ha soldi. La situazione è davvero pessima» dice Genon. In conseguenza della guerra all&#8217;Iraq, infine, la politica israeliana è diventata sempre più severa, rendendo il lavoro del Rescue Project più urgente negli ultimi tre mesi.<br />
Aguda, nel frattempo, denuncia la deportazione nella striscia di Gaza di altri due gay palestinesi, avvenuta lo scorso 6 marzo nonostante le proteste della comunità gllbt israeliana e internazionale. L&#8217;organizzazione non ha reso pubblici i nomi dei due, e ha detto che, nonostante Aguda abbia cercato di mettersi in contatto con loro con ogni mezzo, si ignora che fine abbiano fatto.</p>
<p align="right">di Gay.com UK</p>
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		<title>SOLIDARIETÀ PER I GAY ARABI</title>
		<link>https://archivio.gay.it/solidarieta-per-i-gay-arabi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Gay.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2003 16:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[Fuggono dalla Palestina, dove vengono sottoposti a torture indicibili, per rifugiarsi in Israele. Ma ora vengono espulsi anche da qui: una condanna a morte. Contro la quale parte una campagna europea.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="225" src="https://archivio.gay.it/wp-content/uploads/sites/6/2021/05/gay-arab20-2.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="SOLIDARIETÀ PER I GAY ARABI - gay arab20 2 - Gay.it Archivio" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;"><div id="mobile-halfpage-move" style="padding-bottom: 10px;"></div>
<p>MILANO &#8211; Un giovane palestinese di 21 anni si apparta, nei pressi di Gaza, con un suo coetaneo. Poche ore dopo la polizia irrompe a casa sua e viene arrestato. In cella vessazioni e torture riempiono le ore e la speranza di trovare energia e respiro viene soffocata da nuove torture. Il giovane omosessuale viene issato per le braccia e calato, fino a rendergli faticoso il respiro, in una pozza d&#8217;acqua lercia e il suo capo cosparso di escrementi. Per mesi resta in una cella buia e zeppa di insetti, picchiato e sodomizzato con alcune bottiglie. La famiglia lo minaccia di morte se tenta di far ritorno a casa. Fuggito in Israele, viene fermato dalla polizia di Sharon. E&#8217; un irregolare e viene tradotto in carcere in attesa di essere rimpatriato. Se questo dovesse avvenire sarebbe la sua fine! La legge palestinese non prevede la condanna a morte gli omosessuali, ma pare uso corrente infliggerla, accusandoli di alto tradimento: trattati come spie israeliane!<br />
Il giovane di cui abbiamo parlato (l&#8217;anonimato è di rigore), sta rischiando la vita. Seppur in tempo di lacerazioni belliche terribili, pensiamo che il diritto alla vita tocchi questi giovani che già vivono, da sempre, in un posto del mondo dove arabi e israeliani non riescono a trovare alcuna pacificazione e, dove giornalmente si muore per mano dell&#8217;uno o dell&#8217;altro. Per questo ce ne occupiamo. Per questo chiediamo il sostegno e la voce di ogni persona che vuol salvare un suo simile.<br />
Il ventunenne non è il solo caso. <strong>El Agudah</strong>, l&#8217;organizzazione che si batte al servizio della comunità GLBT in Israele, ci informa che altri nove palestinesi arrestati negli ultimi due mesi come irregolari in Israele, rischiano il rimpatrio forzoso in Palestina. <strong>Hagai El-Ad</strong>, direttore della <strong>Open House</strong> di Gerusalemme, dichiara: «Nessuno si fa carico di queste persone indifese; torturate nei territori palestinesi per la loro omosessualità e perseguitati in Israele perché senza documenti. Continuano a cadere da una trappola all&#8217;altra, fino quasi all&#8217;immolazione».<br />
Un portavoce di &#8220;Aguda&#8221; raggiunto al telefono ci conferma che a tutt&#8217;oggi, i giovani omosessuali in attesa di essere rimpatriate nell&#8217;inferno di Gaza e in altri territori palestinesi, sono venticinque. Tel Aviv, resta ancora la città più sicura dove questi gay cercano di far perdere le loro tracce e ricucirsi una parvenza di vita normale. Certamente le ostilità dentro i territori occupati e, ancor più, gli attentati terroristici in Israele, non favoriscono comprensione e aiuto da parte delle autorità israeliane. Ancora a febbraio di quest&#8217;anno, la polizia israeliana chiudeva un occhio verso questi profughi omosessuali ma, con l&#8217;inizio della guerra in Iraq e la sempre più intensa infiltrazione decisionale di gruppi integralisti religiosi nel governo Sharon, la situazione è precipitata e non si pensa che a difendere il territorio, mandando al macello anche persone che nulla hanno a che fare con il terrorismo di Hamas o la Jihad islamica. Così, fuggiti dai territori palestinesi, ricacciati indietro dalle autorità israeliane, venticinque ragazzi omosessuali si ritrovano senza patria: apolidi a causa del loro orientamento sessuale.<br />
In questi ultimi anni sono centinaia gli omosessuali scampati ai poliziotti palestinesi che, secondo informazioni arrivate da alcune associazioni israeliane, sono particolarmente repressivi e persecutori contro ragazzi che amano altri ragazzi. Molti di questi sono riusciti a raggiungere la capitale israeliana; ma per loro la vita rimane fatta di stenti ed emarginazione. Molti, per riuscire a racimolare qualche <em>shekel</em> si danno alla prostituzione, aumentando il rischio di essere presi e messi in galera. A volte, questi ragazzi, si offrono per un povero pasto o non ricevono alcunché se non la minaccia di far intervenire la polizia.<br />
Un rifugiato di Nablus ha passato molti mesi nelle carceri della polizia palestinese in cui ha subìto interrogatori sotto tortura. Ferito con cocci di vetro tagliente, le sue ferite sono poi state cosparse di liquame puzzolente. Ora vive a Tel Aviv, forse!<br />
Informati da Gay.it, ieri gli eurodeputati radicali <strong>Maurizio Turco e Marco Cappato</strong> hanno depositato due interrogazioni a Consiglio e Commissione Europea sulla situazione di questi omosessuali palestinesi rifugiati in Israele. Chiedono, insieme a <strong>Ottavio Marzocchi</strong>, da oggi in campo anche su questa nuova battaglia di civiltà e protezione della vita, che il Consiglio e la Commissione Europea intervengano presso il Ministro degli Interni israeliano, <strong>Avraham Poraz</strong>, ma anche presso l&#8217;Autorità Palestinese affinché sia assicurato il rispetto dei diritti umani fondamentali e che la persecuzione contro gli omosessuali sia fermata, e che a quanti si rifugiano in Israele, siano concessi visti temporanei a fini di residenza. Il ministro Poraz ha già risposto negativamente a questa richiesta avanzata nelle settimane scorse da molte associazioni internazionali per i diritti umani. Per questo un intervento della Comunità Europea è oggi più urgente.<br />
Sappiamo che alcune organizzazioni omosessuali italiane si recheranno a giugno in Israele, in occasione del Pride. Crediamo che le organizzazioni omosessuali italiane possano e debbano intervenire ora a favore di questi omosessuali che stanno rischiando la vita. Un Pride che si lascia dietro paure e incomprensioni, tormenti e diritti negati, non può inorgoglire nessuno. Un Pride che sfila su strade dove sono stati fermati gay palestinesi la cui sorte rimane incerta e in pericolo, non può avere alcun carisma di celebrazione. Lanciamo, insieme alle organizzazioni GLBT israeliane, questa campagna per salvare i gay palestinesi. Inviate una mail al ministro Aporaz: <strong>aporaz@knesset.gov.il</strong> chiedendo di salvare la vita di questi omosessuali.</p>
<p align="right">di Mario Cirrito</p>
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