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C’È UNA CHIESA CHE SI RIBELLA

Dopo il documento che esclude i gay dai seminati, un gruppo di sacerdoti omosessuali scrive al cardinale che lo ha redatto: ‘siamo feriti dall’accostamento tra omosessualità e pdofilia’.

In questi giorni, specialmente all’interno delle gerarchie Vaticane, si è spesso parlato dell’ennesima discriminazione nei confronti delle persone omosessuali.
Il Pontefice, Benedetto XVI, in data 4 Novembre 2005 (giorno in cui si celebra S. Carlo Borromeo, patrono dei seminari) ha ordinato la pubblicazione del documento redatto da Sua Eminenza il Cardinale Zenon Grocholewsky, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica. Per riassumere: d’ora in poi le persone con tendenze omosessuali non potranno più accedere al seminario.
La motivazione appare alquanto semplice: dopo lo scandalo di dimensione planetaria dei preti pedofili, il Vaticano corre ai ripari. Con chi se la potrebbe prendere se non con i gay?
Siamo venuti a conoscenza di una “lettera aperta” scritta da un gruppo di sacerdoti e religiosi omosessuali (il testo della lettera è nella seconda pagina di questo articolo). Il documento è rivolto a tutti i credenti, ai singoli cittadini e più che altro all’autore dell'”Istruzione” che esclude le persone omosessuali dai seminari. Qualunque sia il punto di vista dei gay e delle lesbiche sulla questione, è interessante il dibattito che anche all’interno della Chiesa si sta sviluppando.
Siamo riusciti a parlare con uno di questi sacerdoti che si sono ribellate all’intolleranza e alla discriminazione;
con uno di loro che ci ha spiegato come è nata l’idea, ma più che altro ci ha pregato di mantenere l’anonimato a causa delle pressioni che potrebbero arrivare “dall’alto”.
Come vi è venuta l’idea di scrivere una lettera aperta alla comunità religiosa e non solo?
La lettera era un atto dovuto. Una reazione ad un documento che ci ha molto colpiti. Più che altro vorremo dare un segnale a tutti coloro che si trovano nelle nostre stesse condizioni.
Mi hai parlato di circa una cinquantina di persone omosessuali, interne alla Chiesa, che sono in contatto tra loro. Non è un numero esiguo: perché, secondo te, la loro voce è così poco ascoltata dalle autorità? Sono loro sorde o siete voi che avete ancora paura e vivete la vostra condizione con un certo senso di colpa?
Probabilmente parte della responsabilità è anche nostra. Siamo ancora molto prudenti, quello che a volte può spaventarci non è tanto il comportamento delle gerarchie ma la reazione dei parrocchiani. Non crediamo che riusciremo ad avere un buon rapporto con parte delle nostre comunità si venisse a sapere che hanno a che fare con un prete gay! No, non credo proprio che i tempi siano maturi.
Cosa sperate di ottenere con la divulgazione di questa lettera aperta? Si potrebbe ancora aprire un dialogo all’interno delle Istituzioni Ecclesiastiche?
Certamente il documento rimarrà quello che è. E’ stato emanato da Benedetto XVI e non ci sono possibilità che venga ritirato. Però speriamo che anche grazie alla nostra risposta sia possibile un approfondimento in materia. Vorremo più che altro prendere in considerazione un aspetto che ci ha profondamente colpiti e offesi: il paragone tra omosessualità e pedofilia, come tutti sanno le cose sono ben distinte e non vogliamo essere noi a pagare le colpe di altri
Qual è la tua e la vostra posizione per quello che riguarda le coppie di fatto? Sei d’accordo con me che la Chiesa dovrebbe benedire l’amore, qualunque amore, sia eterosessuale che omosessuale?
Sarà certamente un cammino lungo per quello che riguarda la Chiesa. Bisogna sperare nelle nuove generazioni, probabilmente avranno maggiore ascolto e magari più fortuna della nostra!
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In seconda pagina il testo della letteraLETTERA APERTA
Carissimi fratelli e carissime sorelle in Cristo,
la recente “Istruzione” della Congregazione dell’educazione sulla esclusione delle persone con tendenza omosessuale al seminario e al sacerdozio ci spinge a presentarvi alcune nostre riflessioni al riguardo.
Siamo dei sacerdoti cattolici con tendenza omosessuale, diocesani e religiosi, e il fatto di essere tali non ci ha impedito di essere buoni preti.
Alcuni di noi hanno speso la loro vita in missione, altri sono parroci e pastori delle anime, amati stimati dalla loro gente, altri ancora vivono il loro sacerdozio nell’insegnamento con molta dedizione e professionalità .
La nostra tendenza omosessuale, come il documento farebbe credere, non è stato un impedimento a far si che la vita del ministro sacro sia animata dal dono di tutta la sua persona alla Chiesa e da un’autentica carità pastorale.
Carissimi fratelli e carissime sorelle in Cristo, la nostra omosessualità non ci ha mai messo in una situazione tale da ostacolare gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne come afferma il documento al paragrafo 2!
Come uomini e sacerdoti ci sentiamo gravemente feriti da questa affermazione assolutamente gratuita!
Non abbiamo problemi maggiori degli eterosessuali a vivere la Castità perché omosessualità non è sinonimo di incontinenza, né di istinti irrefrenabili: non siamo malati di sesso e la tendenza omosessuale non ha intaccato la nostra salute psichica, né le nostre doti morali e umane.
Il documento definisce determinante per il candidato il fatto che eventuali tendenze omosessuali transitorie siano chiarite e superate da tre anni prima dell’ordinazione diaconale.
Vorremmo farvi notare che la maggior parte dei preti hanno vissuto il periodo del seminario come un momento molto sereno dal punto di vista sessuale .
Confrontandoci tra di noi sacerdoti in varieoccasione ci siamo resi conto che i turbamenti, per gli eterosessuali come per gli omosessuali sonovenuti dopo, causati non dalla tendenza sessuale, ma dalla solitudine, dalla mancanza di amicizia, dal sentirsi poco amati, e, qualche volta, abbandonati dai superiori o dalle loro comunità .
Inoltre, per quanto ci riguarda moltissimi tra noi hanno preso coscienza della loro omosessualità solo dopo l’ordinazione.
Si ha la sensazione che questo documento nasca come reazione ai casi di pedofilia recentemente manifestati soprattutto nella chiesa americana e brasiliana.
La tendenza omosessuale non è assolutamente sinonimo di pedofilia e soltanto l’idea di essere talvolta scambiati per pedofili diventa per noi insopportabile!
Si ha pure un’altra impressione: che il mondo eterosessuale pensi agli omosessuali come necessariamente inseriti in una cultura gaia, esibizionista, pungente, fuori degli schemi, una filosofia di vita che spesso appare agli occhi di molti come contraria ad ogni regola morale, in cui tutto è permesso.
Certe manifestazioni del mondo gay così anticonformiste nascono come rivalsa da anni di ghetto e di persecuzione in cui è stato imprigionato il mondo omosessuale, ma sappiate che non tutto il mondo gay condivide tali manifestazioni.
In ogni caso vorremmo assicurarvi che nessun di noi ha mai assunto atteggiamenti stravaganti né accetterebbe un permissivismo edonistico in cui non esistono leggi morali .
Nel documento sembrerebbe che il problema maggior per poter essere buoni preti sia la tendenza sessuale, per poi sorvolare su certi stili di vita che pur ineccepibili dal punto di vista sessuale creano il vero scandalo tra i fedeli: ci riferiamo al lusso, all’attaccamento al denaro, alle egemonie di potere, alla lontananza dai problemi della gente.
Carissimi fratelli e carissime sorelle in Cristo, noi consideriamo la nostra omosessualità come una ricchezza, perché ci aiuta a condividere l’emarginazione e la sofferenza di tanti fratelli e sorelle; per parafrasare San Paolo, possiamo farci tutto a tutti, deboli con i deboli, emarginati con gli emarginati, omosessuali con i gay.
L’esperienza mostra che la nostra condizione omosessuale, se vissuta alla luce del Vangelo, sotto l’azione dello Spirito ci mette in condizione di sostenere e appoggiare nel loro cammino di fede i fratelli e le sorelle con tendenze omosessuali, attuando quella pastorale che la Chiesa riconosce come necessaria e desiderabile.
Quella Chiesa che ha ricevuto il ministero della riconciliazione ha bisogno di riconciliarsi con il mondo gay, di cui fanno parte molti credenti e moltissimi altri figli e figlie di Dio: uomini e donne di buona volontà che hanno il diritto di trovare in essa il tetto della loro anima.
Carissimi fratelli e carissime sorelle in Cristo, come tutte le persone oneste non possiamo negare la nostra fragilità, condizione della natura umana : portiamo il dono di Dio in vasi di creta, ma la nostra situazione non è un ostacolo ad essere pastori secondo il cuore di Dio.
Ora, dopo la pubblicazione del citato documento, proviamo maggiore disagio, come se la nostra vocazione non fosse autentica!
Ci sentiamo figli abbandonati e non amati da quella Chiesa alla quale abbiamo promesso e dato fedeltà e amore!
Ci sentiamo fratelli minori in un presbiterio in cui, ora, ci viene fatto credere essere entrati quasi clandestinamente!
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di Stefano Giannelli