ASSISI – Qualora la Cei decidesse di stabilire nel suo documento sui seminari una “incompatibilità” tra il sacerdozio e la tendenza omosessuale dei candidati, non compirebbe alcuna “discriminazione” giacchè “la vocazione non è un diritto ma un dono” ed è dovere dei vescovi valutare le “conseguenze negative che possono derivare da tendenze gay in un sacerdote”. Lo ha spiegato il segretario della Conferenza episcopale italiana, Mons. Giuseppe Betori, rispondendo ad una domanda sul documento sui seminaristi che l’Assemblea della Cei sta esaminando in questi giorni e che dovrà votare.
La votazione del documento sui seminari dovrebbe avvenire domani ma il testo resterà comunque segreto fino alla “recognitio” da parte della Santa Sede, cioè ancora per qualche mese. Mons. Betori ha comunque ribadito che sul problema dell’ammissione in sacerdozio di persone con tendenze omosessuali il documento della Cei segue in tutto e per tutto quanto stabilisce un analogo testo della Santa Sede, segreto anche questo, la cui pubblicazione è attesa a breve da parte del Vaticano.
