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COERENZA E PERSECUZIONE

Da anni benedice le coppie omosessuali, segue gay e lesbiche fuori e dentro della sua comunità. Don Franco Barbero esamina il documento vaticano contro i gay nel seminario.

Ho letto con attenzione il documento vaticano sull’esclusione degli omosessuali dal sacerdozio, anticipato dall’agenzia ADISTA del 24 novembre.
La stessa agenzia di stampa presenta un riassunto dei contenuti della “Istruzione” della Congregazione per l’educazione cattolica e il lungo periodo della sua gestazione in questi termini:
“Se un candidato pratica l’omosessualità o presenta tendenze omosessuali profondamente radicate, il suo direttore spirituale, così come il suo confessore, hanno il dovere di dissuaderlo, in coscienza, dal procedere verso l’Ordinazione”. È questo, in sostanza, il contenuto dell’Istruzione “Circa i poteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri”: un documento che ha avuto una lunghissima gestazione, che è stato approvato da papa Ratzinger il 31 agosto scorso e firmato il 4 novembre dal card. Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l’Educazione cattolica, e dal segretario mons. J. Michel Miller.
Lunghissima la gestazione, si diceva (circa otto anni), nonostante le scarne dimensioni: cinque pagine appena di testo, suddivise in tre capitoletti. Il documento ribadisce la posizione del Catechismo della Chiesa cattolica, che distingue tra atti omosessuali (intrinsecamente immorali e contrari alla legge naturale) e tendenze omosessuali (oggettivamente disordinate). Ma ai fini dell’ammissione al seminario e al sacerdozio, questa distinzione non serve: se è vero, infatti, che le persone che manifestano tale tendenza – afferma il documento – “devono essere accolte con rispetto e delicatezza”, “la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay.
Voglio aggiungere alcune personali riflessioni.
1) L’attuale presa di posizione è lo sbocco di un “pensiero vaticano” ormai trentennale. Si tratta, in verità, di un pensiero che di anno in anno, di documento in documento, si è fatto sempre più ossessivo, aggressivo e mistificatorio, ma non si può dire che manchi di coerenza.
2) Infatti, dietro il ribadimento del rispetto, della delicatezza e della comprensione, si nascondono una concezione chiaramente discriminatoria e una pratica pastorale di aperta emarginazione di gay e lesbiche all’interno della chiesa.
3) Il documento vaticano che proibiva due anni fa ai politici cattolici di appoggiare qualunque legge che riconoscesse i diritti delle coppie omosessuali significava il passaggio dall’emarginazione all’aperta opposizione al riconoscimento di un diritto civile fondamentale.
4) Ora con quest’ultimo documento siamo giunti alle estreme conseguenze. Solo la “natura eterosessuale” è dichiarata idonea al ministero. Le altre persone o sono donne, o sono immature, o presentano “disturbi sessuali incompatibili con il sacerdozio”. La “chiesa buttafuori” continua il suo progetto di “purificazione” e la sua pratica di ateizzazione della società.
5) Ma non può sfuggire a nessuno quanto questo documento instauri anche un clima di caccia alle streghe e di delazione nei riguardi dei numerosissimi preti e prelati gay che sono ulteriormente spinti o al nascondimento o all’ipocrisia.
6) Gli omosessuali vengono definiti “persone che si trovano in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne”. Si dimentica che milioni di persone omosessuali ogni giorno svolgono con amore e competenza, con dignità e fecondità, il compito di genitori, di educatori, di insegnanti, di terapeuti, di medici, di onesti lavoratori nelle più variegate aree dell’esistenza quotidiana, culturale, professionale, artistica, religiosa.
7) D’ora in poi i sacerdoti e i candidati al ministero ordinato nella chiesa cattolica devono sapere di essere dei sorvegliati speciali a rischio quotidiano di espulsione. “Nel caso di dubbio serio al riguardo, il vescovo non deve ammetterlo all’Ordinazione”. Confessore, padre spirituale e superiori del seminario avranno il dovere, qualora si tratti di un gay incorreggibile, di dissuaderlo dal procedere verso l’Ordinazione. E, si noti, agirà in modo “gravemente disonesto quel candidato che occultasse la propria omosessualità per accedere, nonostante tutto, all’Ordinazione”. Le porte sono davvero sbarrate.
8) Eccoli, dunque, i nuovi pericoli pubblici. Non pensate ai guerrafondai, ai corrotti che ci governano, ai mafiosi, ai palazzinari, agli speculatori. Tutta “brava gente” che in fin dei conti non fa male a santa romana chiesa; anzi, a volte, fa laute offerte e intrattiene ottimi rapporti con cardinali e curie. I nuovi mostri, la rovina della chiesa sono quei giovani che (udite udite!!!) osano vivere secondo la loro natura, hanno il coraggio di mettere la loro vita a servizio del Vangelo e portano nel mondo e nella chiesa il dono della loro omosessualità, come una delle possibili forme di esistenza e di amore. Eccoli i nuovi delinquenti! Siccome non sono più di moda né i roghi né le lapidazioni, mettiamoli al bando come uomini e come cristiani di terza categoria: immaturi, disturbati, contro natura, anormali, peccatori, affamati di sesso, potenziali violentatori… Questo, dice la gerarchia, non è assolutamente il “marchio di una ingiusta discriminazione”, ma è la espressione evangelica ed ecclesiale del nostro rispetto.
9) Questi sono i “sacri pastori” o le guide cieche da cui bisogna guardarsi?
10) Caro fratello gay, che cerchi un ministero di amore e servizio nella chiesa. E’ tempo di non mollare e di cercare strade nuove perché tu sei prezioso agli occhi di Dio e le comunità hanno bisogno anche di te per riscoprire i mille volti e i mille sentieri sui quali Dio fa fiorire l’amore degli uomini e delle donne.

Pinerolo, 26 novembre 2005
don Franco Barbero (www.viottoli.it – [email protected])

di Franco Barbero