
E’ morta sabato scorso Jill Johnston, giornalista e scrittrice statunitense, considerata tra le fondatrici e ideologhe del movimento lesbico internazionale. Jill, che per tutti è la teorica del ‘coming out’, è morta per un infarto, nella sua casa di Hartford, nel Connecticut, all’età di 81 anni. L’annuncio della scomparsa è stato pubblicato oggi dal “New York Times”, che ha ricevuto la notizia da sua moglie Ingrid Nyeboe, con la quale si era sposata nel 1993 in Danimarca e che aveva sposato di nuovo nel 2009 quando i matrimoni gay divennero legali nel Connecticut.

Ingrid ha pubblicato il suo saluto a Jill sul sito della scrittrice. Ecco il comovente testo:
“E’ stata il mio Nord, il mio Sud, il mio Est e Ovest, la mia settimana di lavoro e la mia domenica di riposo, il mio mezzogiorno e la mia mezzanotte, il mio parlare, la mia canzone. Pensavo che ci sarebbe stata per sempre…
Carissima famiglia e amici, la nostra adorata e amata Jilly, madre di Richard e Winnie, nonna di Amanda e Ben, Lori e Marissa, mio unico, caro amore e migliore amica per trent’anni, è morta oggi, 18 settembre 2010 all3 13.40. Ci ha lasciati in pace e con dignità: onoriamo la sua immensa eredità di amore, gentilezza e meravigliosa intelligenza celebrando la sua vita in ogni singolo momento delle nostre attività quotidiane. Possa il suo spirito liberato guidarci nei nostri cammini. Con amore e gratitudine, Ingrid”.

Dal 1958 al 1964, Jill Johnston fu sposata con Richard Lanham, da cui ebbe due figli. Dopo la fine del matrimonio iniziò a lavorare a New York come giornalista per “The Village Voice”, occupandosi di avanguardie artistiche. Nel 1969 entrò in contatto con il nascente Gay Liberation Front e cominciò così il suo percorso che la portò, nel 1973 a pubblicare il suo saggio più famoso “Lesbian Nation: The Feminist Solution”. Fu il manifesto della nascita ufficiale del movimento lesbico americano. Fu allora che la giornalista affermò suscitando grande scalpore e scandalo: “La parola chiave è come out. Uscire fuori dal nascondiglio. Trovare la propria identità. Celebrare la propria sessualità”. Per la prima volta veniva teorizzata come scelta politica la necessità del coming out, cioè dello uscire allo scoperto, di fare aperta dichiarazione pubblica di omosessualità.

Nei primi anni Settanta Jill Johnston divenne la paladina della causa lesbica, dopo che in “Lesbian Nation” aveva sostenuto che il movimento lesbico doveva essere di lotta rivoluzionaria per liberare l’omosessuale dalle sue oppressioni e cambiare le convenzioni sociali che confinavano la sessualità alle famiglie monogame eterosessuali. Oltre che continuare la sua attività giornalistica di critica d’arte per varie riviste, è stata autrice di vari libri, tra i quali “Mother Bound” (1983) e “Paper Daughter” (1985), che recitano entrambi come sottotitolo “Autobiografia in cerca di un padre”.
