
Cancellata la Proposition 8 e Hollywood è in festa, insieme a tutta la comunità lgbt californiana. Per le celebrities, che si erano schierate in blocco contro il divieto ai matrimoni gay in California, questa è una battaglia vinta. Non importa se gay o etero, quando il giudice ha decretato incostituzionale il referendum votato lo scorso aprile, da parte degli attori c’è stato un coro quasi unanime di apprezzamento. Molte star di Hollywood hanno lasciato messaggi sulle loro pagine del social network Twitter, Ellen DeGeneres, la lesbica più potente d’America secondo Forbes, ha scritto: “Ci siamo: l’uguaglianza ha vinto!!!”. Anche Ricky Martin, che da dopo ha dichiarato pubblicamente di essere gay, ha lasciato il messaggio: “Evviva, finalmente la Proposition 8 è stata cancellata!”. Internet è un susseguirsi di messaggi, Paris Hilton ha dichiarato “questo è un giorno storico per i diritti di uguaglianza in questo paese. Hanno cancellato la proposition 8. Adesso ci dovrebbe essere una legge sul vero amore!”.

La modella e attrice Milla Jovovich ha scritto: “finalmente le persone sono trattate tutte uguali e la California è di nuovo un bel posto!”. La nuova star del reality americano Kim Kardashian, che per la cronaca viene pagata per scrivere messaggi su Twitter, ha detto: la Proprosition 8 è stata abolita, che bella notizia. Era ora! Congratulazioni a tutti!”. Anche Lady Gaga, una delle nuove icone gay, si è detta molto felice,: “Un gran giorno per tutti noi!addio Prop. 8! Uguaglianza per tutti!”. Kate Perry cita trionfante Cnn: “La proposition 8 della California è stata dichiarata incostituzionale da un giudice federale; finito il bando ai matrimoni tra gay”. L’attrice di reality Sophia Bush è “di nuovo orgogliosa di essere californiana”. “Un enorme passo avanti. Ognuno ha diritto di scegliere come meglio crede la persona da amare”, ha detto. Mentre Christina Applegate dice di essere “in lacrime per la gioia”. “E’ arrivata la notizia. Ha vinto l’uguaglianza”, ha scritto su Twitter Ellen DeGeneres

Potrebbe volerci molto tempo, però, prima che i matrimoni gay in California riprendano ad essere celebrati. Nonostante la decisione del giudice federale Vaughn Walker, i gruppi conservatori e contrari alle unioni tra omosessuali hanno già detto che faranno immediatamente appello, e questo potrebbe significare uno stallo di molti mesi. Nonostante la decisione riguardi solo la California, l’istanza d’appello verrà esaminata dalla Corte d’Appello federale che ha giurisdizione su nove stati dell’ovest. L’esito di quella decisione, quale esso sia, dovrebbe inevitabilmente portare il tema all’esame della Corte Suprema, che in ultima istanza deciderà se i gay hanno o meno un diritto costituzionale a sposarsi. Il percorso da qui all’Alta Corte è molto lungo. Alla Corte d’Appello tre giudici esamineranno inizialmente il caso e, scrive Linda Hirshman su Salon, la parte sconfitta chiederà sicuramente un riesame da parte di una comissione di 11 giudici.

Esiste addirittura una procedura per chiedere a tutti i 28 giudici della Corte d’Appello di impegnarsi in un terzo esame. Secondo gli esperti, la sentenza scritta dal giudice Walker contiene già un messaggio indiretto per Anthony Kennedy, il giudice della Corte Suprema considerato l’ago della bilancia tra l’ala liberal e quella conservatrice. Su Slate, Dahlia Lithwick ha contato sette citazioni dell’opinione di Kennedy sulla sentenza Romer v.Evans del 1996 (che bloccò un’inizativa anti gay in Colorado) e otto citazioni della sua sentenza Lawrence v.Texas del 2003(con cui è stata abolita la legge che criminalizzava la sodomia nello stato).

“Il matrimonio tra uomo e donna – ha dichiarato il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, cardinale Francis George – è il fondamento di qualsiasi società”. “L’abuso della legge di cambiare la natura del matrimonio mina il bene comune – ha proseguito il porporato -, è drammatico che un giudice federale rovesci la volontà popolare, espressasi chiaramente in favore dell’istituzione matrimoniale. Nessun giudice di diritto civile ha l’autorità per invadere aree della vita umana che la natura ha in se stessa definito”. Critico anche il presidente della Commissione episcopale appositamente creata per la difesa del matrimonio, Joseph Kurtz: “I cittadini di questo Paese hanno votato uniformemente in sostegno dell’interpretazione del matrimonio come un’unione tra uomo e donna, in ogni giurisdizione in cui il tema è stato al ballottaggio – ha detto – questa interpretazione non è né irrazionale né illegittima”. “Il matrimonio è il cardine fondamentale al mantenimento del benessere nella società, forse più di qualunque altra istituzione – ha concluso -, è semplicemente inimmaginabile che un giudice possa ravvisare un conflitto tra il matrimonio e la Costituzione”.

E le reazioni non mancano neanche in Italia. Secondo Arcigay, infatti, “apre una riflessione universale sul valore inderogabile dei diritti”. “E ci ricorda – dice il presidente nazionale dell’associazione, Paolo Patané – che l’oggettività del principio di uguaglianza e la fondamentale realizzazione della personalità di ciascun individuo, anche attraverso il diritto di crearsi una famiglia, non possono conoscere limiti o distinzioni o deroghe o negoziazioni, né essere piegati agli umori mutevoli di minoranze o maggioranze. E’ la società soltanto che dice ciò che è famiglia e le coppie lesbiche, gay e trans lo sono pienamente”.

“Questa sentenza dovrebbe far riflettere anche le nostre istituzioni – aggiunge Stefano Bucaioni, responsabile relazioni internazionali di Arcigay – soprattutto coloro che si ostinano a far permanere l’Italia in una condizione di totale arretratezza sul fronte dei diritti civili. Siamo, insieme alla Grecia, l’unica nazione a non riconoscere diritti alle coppie dello stesso sesso e rappresentiamo un’eccezione in Europa e tra i paesi avanzati”. “La discriminazione che impedisce alle coppie omosessuali di accedere all’istituto del matrimonio – conclude Patané – è tanto inaccettabile quanto assurda per uno stato di diritto che ha tra i suoi valori fondati l’uguaglianza e la libertà dei suoi cittadini. La Corte Costituzionale italiana ha recentemente affermato lo stesso concetto, impegnando il parlamento ad affrontare e risolvere le discriminazioni che affliggono le omosessuali”.
