Viste le discussioni suscitate dal pezzo sulla No Sex Generation, trovo utile tornare sull’argomento (se la bontà del direttore Giulio Maria me lo permette), riservandomi di pubblicare presto alcuni stralci delle mail ricevute, a sostegno delle “Ragioni” dei ventenni e di quelle dei trentenni (e quarantenni). Prima però mi si consenta di raccontare due aneddoti, non sintomatici di tutta una generazione ma che dimostrano che forse nemmeno mi sono bevuto il cervello a coniare quell’espressione.

Una sera traccheggiavo in un locale circondato da ventenni in calore (così sembrava a me) che fingevano di trovarsi lì quasi per dovere istituzionale. Impegnati solo a mostrarsi disinteressati fino a un momento prima, quando li ho tacciati di essere dei No Sex, mi hanno subito smentito. Uno di loro mi ha persino rivelato di essere in astinenza da tre settimane e desideroso di interromperla il prima possibile.

Commosso da tanta onestà, ho chiesto anche agli altri cosa cercassero, ottenendo le seguenti rivelazioni: uno era fidanzato, due in attesa della “persona giusta”, un altro non cercava nulla, uno ancora si è detto asessuato e l’ultimo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Su sette maschietti tra i diciotto e, a esagerare, i ventitre anni, solo il primo era quindi disponibile per meri scopi sessuali, dichiarandolo di fronte agli amici. Poco per invalidare la definizione generazionale ma comunque un punto di partenza per cercare di svoltare la serata.
Ho allora insistito con il ragazzo in astinenza perché mi cedesse il posto e, appena seduto, l’ho afferrato e trascinato verso le mie ginocchia. A quel punto lui si è ribellato e, al terzo tentativo di divincolarsi, gli ho spiegato che lo stavo facendo solo per il suo bene. Mi sono sentito rispondere che non era disponibile con chiunque e che, se erano passate tre settimane, era proprio perché non aveva ancora trovato l’uomo che cercava.

In quel momento un altro del gruppetto si è intromesso e mi ha chiesto con tono minaccioso: “Stai dando fastidio al mio amico?”. “Sì”, ho risposto. “Smettila!”, mi ha intimato. “Perché, sennò che mi fai?”, gli ho domandato. Ero severo, lo riconosco, ma leale, eppure non ho ricevuto risposta. “Ma almeno minacciami”, l’ho pregato, “altrimenti a che serve?”. Niente. Al che ho pensato che questi ventenni No Sex non solo scopano senza voler fare sesso ma minacciano senza voler alzare le mani.

In un’altra circostanza mi sono invece trovato ad un appuntamento con un ragazzo passatomi da un amico, scoprendo solo all’ultimo di averlo già conosciuto in passato e di avergli lasciato una pessima impressione. Per non arrendermi ho cominciato ad improvvisare: lo avevo voluto incontrare proprio per dimostrargli di non essere quel che credeva.
Non è bastato però un intero pomeriggio di disquisizioni artistiche e scientifiche in pieno centro città (luogo neutro e poco appartato), per quagliare. Aveva capito che sono un tipo facile mentre io dovevo sapere che lui non lo è. Se si toccava l’argomento uomini sembrava quasi credibile nel rifuggire stizzito da qualunque discorso sul sesso, in cerca com’era di una storia d’amore.

In attesa di rifornirmi di energie nuove per affrontare un secondo incontro simile al primo, ho deciso di uscire una sera proprio con C., l’amico che me lo ha passato, e di recarci in un classico bar gay con annessa dark room. Sulla soglia di questa mi sono imbattuto proprio nel giovane No Sex, accompagnato da un altro ragazzo, che quasi gli preferivo ma che, per onore di precedenza, sapevo di dover lasciare a C. Andato a chiamare il mio amico l’ho portato dai due ventenni. Ad attenderci però era rimasto solo il “suo”: “Dov’è andato l’altro?”, gli ho chiesto.
Il ragazzo mi ha indicato la tenda nera alle sue spalle. Per restare solo con lui, C. mi ha invitato ad entrare ma io, che stranamente non amo questi ambienti, specie se devo inseguirvi ragazzini capricciosi, ho risposto: “Non posso. Lui sta cercando una storia d’amore. Io non cerco storie”. L’amico ha sorriso, al che C. ne ha approfittato per domandargli se anche lui cercava una storia. Questi ha annuito e i due sono spariti nell’ombra.

Dopo qualche minuto, ne è fuoriuscito lo schizzinosetto giovinotto che ha in uggia il sesso facile. Riemerso dalle tenebre quale novello Orfeo, senza che gli abbia chiesto nulla (i latini dicevano Excusatio non petita, mi pare), si è giustificato: “Non ho fatto niente… Posso spiegare tutto… Io non entro per cercare sesso…”. Non so che faccia abbia fatto in quel momento, forse non sembrava quella di uno pronto a bersi qualunque cosa, non lo so. So solo che, temendo di non avermi convinto, lui ha aggiunto serissimo: “la mia è un’esigenza culturale“.
Flavio Mazzini, trentenne, giornalista, ha deciso di prostituirsi con uomini per raccontare le proprie esperienze nel libro “Quanti padri di famiglia” (Castelvecchi, 2005). Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso. Per scrivere a Flavio Mazzini, clicca qui.
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di Flavio Mazzini
