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OMICIDIO PASSIONALE IN ATENEO

E’ accaduto ieri a Bologna. Riccardo Venier è stato freddato con otto colpi di pistola dopo l’esame di Meccanica Razionale. A sparare Domenico Bottari, amante non corrisposto.

BOLOGNA – Un omicidio passionale. Sembra confermato che il movente che ha spinto ieri il trentaduenne messinese Domenico Bottari a sparare contro il ventiduenne Riccardo Venier otto colpi di pistola, fosse passionale. Era innamorato, ossessionato dall’amico che non lo corrispondeva in amore. Lo ha confermato oggi il vice capo della Squadra Mobile di Bologna Silvio Torri nel corso di una conferenza stampa.
La cronaca dell’omicidioL’omicidio è avvenuto ieri 12 luglio, negli edifici dell’Università di Bologna. Erano circa le 18.15 quando al settimo piano del dipartimento di matematica, in Piazza di Porta San Donato, sono stati uditi i colpi di arma da fuoco. Bottari, residente a Scaletta Zanclea, nel messinese, era partito da Messina tra sabato e domenica scorsa per recarsi presso la facoltà di matematica di Bologna, dove si è introdotto ieri pomeriggio nell’aula in cui si stava svolgendo la prova scritta di Meccanica razionale 2, tenuta dalla professoressa Emanuela Caliceti. L’assassino si è seduto in fondo all’aula aspettando che Venier terminasse il compito e si alzasse per consegnarlo. E’ a questo punto che Bottari si è alzato pre seguire l’amico e gli ha scaricato addosso, sul pianerottolo dell’aula, ad una distanza non superiore a due metri, gli otto proiettili della Stejer 9×21 che deteneva regolarmente ad uso sportivo e che si era portati in borsa da Messina insieme ad altri 32 colpi.
A sentire gli spari anche la madre della vittima, Placida Staro, che aspettava il figlio all’ingresso del dipartimento di matematica. Bottari dopo aver sparato, pistola in pugno e maglia sporca di sangue, è entrato nell’aula ancora piena di studenti urlando “non lo volevo fare, non lo volevo fare”.
Immediato il panico tra i ragazzi presenti, che si sono gettati a terra. E’ stata la professoressa Caliceti a reagire, nonostante lo shock, chiedendo all’omicida di allontanarsi. Fuggito dal dipartimento, Bottari si è allontanato a bordo di un autobus, per poi consegnarsi alla Polfer di Via Bovi Campeggi con la pistola che aveva ancora con sé.
In nottata è arrivato l’arresto per omicidio volontario, al termine di un lungo interrogatorio, nel corso del quale l’omicida ha confessato il delitto. A interrogare Bottari il pm, Licia Scagliarini, che si è allontanata dalla Questura, alle due di notte, rifiutandosi di parlare con i cronisti presenti.
Il diario dell’omicidaLa notizia dell’omicidio è comparsa anche sul sito internet di Bottari, con tanto di nome e cognome dell’autore del delitto. Il servizio compariva nel link al notiziario di ‘Gaynews’, l’agenzia di informazione diretta dal deputato bolognese Ds Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, che l’omicida aveva inserito nel suo sito web domenicobottari.altervista.org/notizie.htm.
Bottari, laureato con lode in matematica, un master di II grado conseguito all’Ateneo del capoluogo emiliano, condivideva con la vittima – lo studente ventiduenne Riccardo Venier, di Monghidoro – le passioni per la musica, per la matematica, per i software e i blog. Proprio scorrendo le pagine dei due siti (quello della vittima è verme.signalos.org) è stato possibile anche per gli investigatori di polizia e carabinieri mettere a fuoco le loro personalità, i loro hobby, i loro sogni.
Tra le pagine interne pubblicate da Bottari c’è anche una foto che ritrae un giovane in t-shirt e jeans, sdraiato e intento nella lettura, che assomiglia moltissimo a Venier. Non c’è didascalia, ma puntando la freccia del mouse sulla foto si apre una piccola finestra con la scritta ‘Assomigliava ad un ragazzo, ma era molto di più’. Il tutto in coda a una serie di ‘pensieri durante una notte estiva di luna piena’, che risalgono al 3 luglio di quattro anni fa.
“Tutto ciò che pensiamo – scriveva tra l’altro Bottari – è un mondo a sé stante, con una sua logica, indipendente dalla realtà fisica. Ne è un esempio l’esperienza onirica in cui, quando noi sogniamo, crediamo assolutamente di vivere la realtà, provando tutte le sensazioni, se non addirittura più forti e intense – come succede a me! – di quelle che proveremmo se vivessimo realmente quell’evento. L’intensità delle emozioni io la giustifico con l’acuirsi dello stato di concentrazione della mente, per cui essa, nella condizione onirica, è completamente libera di vagare senza limiti. E la mente è così concentrata su se stessa da riuscire a staccarsi dal mondo fisico e creare al suo interno un’altra realtà”.
E ancora: “Un altro esempio ci potrebbe essere dato dai film di fantascienza: pur sapendo di essere lontani dalla realtà, il film ‘ci prende’, ci avvince, ci catapulta in un’altra realtà, come se stesse succedendo veramente, per cui noi soffriamo e gioiamo insieme ai protagonisti della storia, anche se non è mai successo e, forse, nè mai succederà. Io credo – commentava Domenico Bottari tra i suoi ‘pensieri’ – che gran parte dei suicidi sia attribuibile alla discrepanza fra pensiero e realtà, all’impossibilità di far collimare quella che io chiamo ‘la realtà potenziale’ con la ‘realtà effettiva’, ovvero, in ultima analisi, all’incapacità di realizzare i propri sogni. Per dirla alla Marzullo: la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere… peggio?”.
Un amore non corrispostoI due giovani si erano conosciuti proprio all’interno della facoltà, a cui Venier era iscritto per conseguire la laurea, durante un master in matematica delle applicazioni che Bottari ha concluso nel 2003. E’ in quella occasione che tra i due è nata un’amicizia, ma quando il messinese attualmente docente privato nel suo paese d’origine, ha confidato all’altro di essere gay, Venier aveva cominciato a prendere le distanze.
Un rapporto, fatto di scambi epistolari cartacei e via e-mail e di due o tre incontri, che veniva interpretato in maniera diversa e che era diventato un’ossessione per il Bottari che si è deciso a lasciare la Sicilia per giungere nel capoluogo emiliano, con l’intenzione di trovare una soluzione positiva o negativa alla storia sentimentale.
In base alla confessione resa agli agenti, infatti, quando è partito l’omicida era confuso sul da farsi, avrebbe potuto commettere un assassinio ma anche suicidarsi. E’ nell’aula che si è deciso a sparare. Subito dopo il fatto avvenuto intorno alle 16.20 il giovane è fuggito in autobus per poi scendere, dopo circa trenta minuti, davanti alla caserma di via Bovi Campeggi dove si è immediatamente costituito ad un poliziotto della Polfer.