PISA – Quella che si è tenuta sabato scorso a Poznan, in Polonia, doveva essere una pacifica dimostrazione per difendere la uguaglianza di tutti gli esseri umani e si è trasformata in una rissa violenta con la polizia che ha assalito i manifestanti inermi. Circa 68 persone sono state arrestate, molti trascinati sui marciapiedi a forza dai poliziotti in assetto anti-terrorismo, e accusati di assembramento non autorizzato.

Il 19 novembre, infatti, si sarebbe dovuta svolgere una Marcia dell’Uguaglianza, organizzata da associazioni di donne, di omosessuali e altre sigle di sinistra; ma il sindaco di Poznan, Ryszard Grobelny, aveva deciso nei giorni scorsi di vietarla perché «l’omosessualità va rispettata ma non deve essere promossa». In un’intervista pubblicata da Gazeta Wyborcza, il sindaco aveva detto di aver preso in modo autonomo la decisione e di non cedere alle pressioni né del vescovo locale né dei partiti politici di destra né del neoeletto presidente polacco Lech Kaczynski, il quale alcuni mesi fa, ancora da sindaco di Varsavia, ha preso una identica decisione vietando la manifestazione di minoranze sessuali nella capitale.
«Il divieto di organizzare la marcia – ha spiegato Grobelny nella intervista – è motivato solo da ragioni di sicurezza degli abitanti». Un anno fa una simile manifestazione si era chiusa con gravi scontri fra i partecipanti alla marcia e un gruppo ultranazionalista e hooligans che hanno lanciato pietre e uova.

I promotori della marcia hanno deciso comunque di manifestare contro le discriminazioni basate sul sesso, sull’orientamento sessuale, la razza e la disabilità pur non avendo la necessaria autorizzazione da parte del municipio. E così intorno alle tre del pomeriggio circa 500 persone, in larga parte donne e giovanissimi, si sono ritrovate nel centro della città di Poznan; ad accoglierli poliziotti in assetto anti-sommossa e oppositori, miliziani di destra che superavano in numero i manifestanti di dieci a uno. Secondo alcuni testimoni i neofascisti urlavano slogan come “Alle camere a gas”, “Faremo con voi ciò che ha fatto Hitler” e trasportavano un cartello con la scritta “Un solo leader, una sola fede, una sola verità”.

Dopo circa due ore di manifestazione pacifica, un attivista è stato trascinato via dal gruppo dalla polizia mentre i suoi compagni urlavano “Siamo in Polonia, non in Bielorussia”. Gli altri attivisti si sono allora seduti per terra come protesta contro l’arresto del ragazzo ma la polizia ha cominciato ad arrestare tutti i manifestanti fermandosi solo quando le camionette erano troppo piene.
Secondo testimoni e manifestanti, mentre gli oppositori di estrema destra sono stati lasciati liberi di molestare e assalire i manifestanti, i poliziotti hanno trascinato alcune delle persone arrestate faccia in giù lungo il marciapiede, altri sono stati manganellati o colpiti ripetutamente nei reni. «Fortunatamente nessuno è rimasto seriamente ferito – ha dichiarato oggi a Gay.it Tomasz Szypula, segretario di Campagnia contro l’Omofobia, una delle principali organizzazioni glbt polacche – Siamo stati trattenuti per circa due ore dalla polizia, che ci ha interrogati e poi rilasciati. Ma pende su di noi l’accusa di manifestazione non autorizzata e saremo chiamati a risponderne in un processo».

«Oggi alcuni attivisti hanno presentato una denuncia contro il sindaco di Poznan per abuso di potere – riferisce ancora Tomasz – Il suo comportamento è contrario alla Costituzione e ai trattati europei. Ci auguriamo anche che l’Unione Europea faccia pressione sul governo polacco perché questo atteggiamento cambi. Oggi la destra è addirittura orgogliosa di quello che fa: sui giornali ci sono dichiarazioni che dimostrano che secondo loro questo tipo di comportamento è quello giusto da adottare in questi casi». Tomasz Szypula invita anche tutte le organizzazioni glbt europee a fare pressioni sulle autorità polacche perché modifichino il loro atteggiamento. «Possono scrivere al governo polacco manifestando la loro preoccupazione, manifestare davanti alle ambasciate della Polonia o in tutti i paesi in cui si recherà il primo ministro ed il presidente polacco, per fare sapere che il mondo sta guardando cosa sta avvenendo in Polonia e che non passerà sotto silenzio».
E’ anche possibile aiutare concretamente gli attivisti polacchi con una, anche piccola, donazione. Il movimento LGBT in Polonia vive una situazione drammatica perchè a stento ha i fondi per realizzare qualsivoglia attività e gli stessi attivisti guadagnano così poco da non poter nemmeno autofinanziare le proprie organizzazioni (Clicca qui per le istruzioni su come effettuare la donazione).

Grave preoccupazione per gli accadimenti polacchi viene espressa oggi anche da Riccardo Gottardi, co-presidente di ILGA-Europe: «Gli eventi di questi giorni, uniti al divieto agli omosessuali a manifestare a Varsavia e alla soppressione dell’authority contro le discriminazioni mandano un segnale molto chiaro su quanta considerazione dia il governo polacco alla salvaguardia dei diritti fondamentali di ogni cittadino. E’ un dovere morale degli altri paesi dell’Unione di fare tutto quanto in loro potere per garantire che anche i polacchi, in quanto cittadini europei, possano godere del diritto fondamentale alla libertà di espressione. Le autorità polacche, poi, dovrebbero ricordare meglio a cosa portano le limitazioni delle libertà fondamentali».
Gottardi ricorda che una posizione chiara da parte dell’Unione Europea può essere determinante: «una forte pressione politica può avere di certo un effetto sul governo polacco; in extremis c’è la possibilità di sospendere i diritti della Polonia per gravi violazioni dei diritti fondamentali come era stato fatto a suo tempo per l’Austria quando il partito di Georg Haider andò al governo». Il prossimo mercoledì 23 novembre il primo ministro polacco Kazimierz Marcinkiewicz sarà a Brussels a incontrare Barroso (presidente commissione europea) e Josep Borrel (presidente parlamento europeo). «Mi aspetto che entrambi sollevino la questione del rispetto dei diritti fondamentali in Polonia – ribadisce Gottardi – Se non lo facessero sarebbe abbastanza ipocrita viste le posizioni da loro prese durante il caso Buttiglione».
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