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“Potiche”, quando il lavoro è meglio se è donna

Arriva nelle sale la commedia camp e vintage di François Ozon con Catherine Deneuve che ha fatto sganasciare il pubblico al Festival di Venezia. Nel ruolo del figlio gay, un sexy Jérémie Renier.

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È stata la commedia più apprezzata al Festival di Venezia, dove è entrata nella rosa dei papabili per il Queer Lion, per quella smaccata vena camp un po’ vintage che la caratterizza. Stiamo parlando di “Potiche – La bella statuina”, nuova fatica del prolifico François Ozon, eclettico talento francese che proprio in zona kitsch aveva già realizzato i fortunati “Gocce d’acqua su pietre roventi” e “Otto donne e un mistero”.
E proprio in quest’ultimo Ozon aveva fatto recitare la divina Catherine Deneuve ma sul set c’erano state alcune tensioni, diradatesi invece durante la realizzazione di quest’ultimo film tratto da una celebre commedia teatrale da boulevard di Barillet e Grédy, ambientata negli anni ’70 nel nord della Francia.

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Potiche significa grosso vaso privo di grande valore ed è l’appellativo ben poco simpatico che si adatta a Suzanne (la Deneuve), moglie sottomessa a un ricco industriale di una fabbrica d’ombrelli, Robert Pujol (Fabrice Luchini). Costui è un uomo gretto e dispotico, sia sul lavoro che in famiglia, ma quando Suzanne si trova a dirigere l’azienda a seguito di uno sciopero e del sequestro del marito a cui è seguito un infartello, proprio lei si rivelerà quanto mai determinata e adatta a gestire l’azienda facendosi ben amare dagli operai. Tanto più che comparirà all’orizzonte un ruvido e massiccio sindaco comunista, Babin (Gérard Depardieu), amico, complice e chissà, forse amante.

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Tra i figli di Suzanne ha il suo spazio anche un ragazzo omosessuale, Paul, interpretato dal fascinoso Jérémie Renier che aveva già recitato con Ozon nel noir boschivo “Gli amanti criminali”. “È un personaggio tipico delle commedie di Molière” spiega Ozon. “Ma ricorre anche nei film di Jacques Demy, dove aleggia sempre un incesto tra giovani che si amano in modo innocente, finché un deus ex machina non dipana e risolve le cose. All’inizio non avevo previsto che Paul diventasse omosessuale, ma questo mi ha permesso un capovolgimento finale e di spostare l’idea dell’incesto su una relazione tra due uomini, mantenendo nel sottotesto la domanda: è davvero incesto visto che non c’è il rischio di procreare? La svolta finale non sta nel fatto che sia omosessuale, cosa che credo si capisca piuttosto in fretta, quanto nel fatto che abbia una relazione con il fratellastro.

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In ogni caso, il dubbio aleggia. Ritrovare Jérémie Renier dopo dieci anni è stato un vero piacere. È un attore che adoro e che seguo con ammirazione. In questo film avevo voglia di vederlo sorridere, allegro, spensierato, sexy, in contrasto con i ruoli cupi che di solito gli vengono proposti. I suoi capelli biondi e il suo fisico longilineo si prestavano a meraviglia a indossare gli abiti degli anni ’70”.