C’era da aspettarselo. L’approvazione definitiva della legge che apre alle coppie omosessuali l’istituto del matrimonio in Spagna ha segnato l’inizio, non la fine dello scontro. Sabato, giorno in cui la legge – debitamente firmata dal Re – è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale, mentre decine di migliaia di partecipanti (un milione secondo gli organizzatori, circa 100.000 secondo la polizia) affollavano a Madrid uno dei più festosi Gay Pride che la città ricordi, una cinquantina di persone si sono riunite alla base del monumento della Costituzione, su iniziativa del Forum spagnolo della famiglia, per ribadire la loro opposizione alla legge e invocare la convocazione di un referendum. E oggi Marcello Pera, presidente del Senato italiano in visita in Spagna, si è scagliato contro la legge spagnola definendo i diritti dei gay dei “capricci”, mentre in Vaticano l’arcivescovo di Madrid, il cardinale Antonio Maria Rouco Varela, ha spiegato davanti a un Benedetto XVI reticente a commentare la vicenda tutta la sua opposizione alle mosse del governo Zapatero.
Casini contro le nozze gayLe esternazioni di Pera, giunto in Spagna l’inaugurazione di un campus universitario a Navacerrada, località a circa 40 chilometri da Madrid, hanno seguito quelle che il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini aveva fatto dal Parlamento spagnolo pochi giorni fa e che ha ribadito durante il suo intervento al Congresso dell’UDC:

«Le leggi Zapatero sono reazionarie, non progessiste – ha detto Casini – perchè difendono il più forte, cioè la categoria degli omosessuali, a danno del più debole, in questo caso i bambini, che perderebbero il diritto naturale dell’affetto per un padre e una madre per soddisfare un diritto contro-natura».
Alle dure affermazioni di Casini aveva replicato Franco Grillini, deputato Ds e presidente onorario Arcigay, oltre che primo firmatario della proposta sul PaCS che giace in Parlamento, e che Grillini ha chiesto di poter illustrare al presidente della Camera. Tra i due ieri c’è stata una telefonata chiarificatrice, in cui il il Presidente della Camera ha accettato la richiesta di illustrazione del Pacs avanzata a commento del suo intervento. «A Casini illustrerò la ragionevolezza del Pacs e la sua necessità per le migliaia di coppie di fatto che sono completamente prive di tutela – spiega Grillini – Gli consegnerò il dossier sulle discriminazioni verso le coppie di fatto e chiederò una velocizzazione del dibattito in Parlamento, nella speranza che questa legislatura si possa chiudere con una buona legge condivisa da un ampio arco di forze trasversali».
L’Europa di Pera

Il presidente del Senato non è stato da meno di Casini, spiegando la sua posizione sui provvedimenti presi da Zapatero: «Una cosa per me è chiara – ha detto, parlando a una platea in cui sedeva anche l’ex-premier spagnolo José Maria Aznar – è falso che si tratti di ‘conquiste civili’ o di misure ‘contro le discriminazioni’ o di ‘estensione dell’uguaglianza’. Si tratta piuttosto del trionfo di quel laicismo che pretende di trasformare i desideri e talvolta anche i capricci, in diritti umani fondamentali». Le leggi spagnole hanno contribuito, secondo Pera a far «volare via una bella fetta della nostra identità», mentre l’Unione Europea, continuando a rifiutarsi di inserire un esplicito riferimento alle sue radici cristiane, compie «un passo falso».
Le reazioni si moltiplicanoNon è solo il mondo omosessuale a opporsi alle affermazioni di Pera. Per Daniele Capezzone, segretario di Radicali Italiani, «se non fossero in gioco cose tremendamente serie, ci sarebbe quasi da sorridere di questa rincorsa tra Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini». «Credo – prosegue Capezzone – che non si rendano più nemmeno conto del male che fanno alle istituzioni italiane. Siamo al punto più basso: mai visti (e l’Italia pure ne ha viste di cotte e di crude) dei Presidenti delle Camere così privi di freni inibitori».
Per il capogruppo della Camera di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, l’atteggiamento dei presidenti di Camera e Senato è «inaudito» e costituisce «una clamorosa ingerenza negli affari istituzionali della Spagna». Parole condivise dal vicepresidente dello Sdi, Roberto Villetti, che redarguisce il presidente del Senato: «Di fronte alle sue attuali dichiarazioni si può solo affermare che il il senatore Marcello Pera sarà pure un estimatore dei valori cristiani ma in Spagna ha completamente perso il senso dello Stato».
Secondo Katia Bellillo, responsabile diritti civili del Pdci, «Pera crede di parlare nella Spagna dell’Inquisizione e non in quella moderna e democratica di Zapatero», e aggiunge che «non essere discriminati, emarginati o penalizzati per le proprie scelte personali e sessuali non è un capriccio. E comunque – aggiunge la Bellillo – ci auguriamo che l’Europa possa essere ‘capricciosa’ come la Spagna di Zapatero e non oscurantista e retrograda come l’Italia di Berlusconi».
Per il presidente dei senatori verdi, Stefano Boco «in questi ultimi tempi Pera è avvezzo a tripli salti mortali in attesa della prossima poltrona e perchè crede che certe posizioni ultraconservatrici possano pesare sulle prossime elezioni politiche e sui balletti per ottenere alti incarichi». «Il presidente del Senato – conclude Boco – pensi a farsi un’opinione sul Patto civile di solidarietà, volto ad assicurare diritti e garanzie alle coppie omosessuali e etero. Occorre rilanciarne il dibattito in Parlamento».
Gianfranco Pagliarulo, direttore de La Rinascita della Sinistra, membro della segreteria nazionale del Pdci, sottolinea come «il recente carteggio fra Pera e il Cardinale che è divenuto Sommo Pontefice non autorizza la seconda carica dello Stato italiano a ritenersi un papa laico», mentre per il senatore Sandro Battisti della Margherita, «che la nostra seconda carica vada in trasferta in Spagna a criticare il governo di quel paese configura qualcosa di più degli incidenti diplomatici cui ci ha abituato Berlusconi e il governo della destra».
Per Titti De Simone, parlamentare del Prc e ex presidente dell’associazione ArciLesbica, «Casini e Pera hanno espresso parole gravi nei confronti del Parlamento spagnolo che non competono ad una alta carica di un altro Parlamento. Trovo inoltre offensive nei confronti di gay e lesbiche le parole dei presidenti di Camera e Senato. Non siamo cittadini di serie B, il pregiudizio e l’omofobia non sono da paese civile». La De Simone parteciperà all’incontro di Casini con i parlamentari omosessuali, «per ribadirgli ciò che penso e i contenuti delle proposte di legge che giacciono in Parlamento. Ma non credo gli interessi veramente».
Un pride di vittoriaIntanto sabato la comunità gay lesbica spagnola ha festeggiato l’approvazione della legge con un Gay Pride colorato, certo ben più partecipato della manifestazione in difesa della famiglia convocata alcune settimane fa dai vescovi spagnoli. Al corteo hanno partecipato anche la ministra della cultura Carmen Calvo e altri esponenti politici. La Calvo ha affermato di essere presente «in rappresentanza di tutto il governo» e ha aggiunto che la legge «è un traguardo importante per l’uguaglianza, il rispetto e la libertà sessuale di tutti gli uomini e le donne comuni, quelli che si alzano tutte le mattine». La ministra ha detto di ritenere che dopo il passaggio della legge «non ci saranno passi indietro» e che altri paesi seguiranno l’esempio della Spagna.
Al corteo era presente anche una nutrita rappresentanza italiana, che ha srotolato uno striscione con la scritta: “Vogliamo uno Zapatero italiano che liberi l’Italia dal Vaticano”. Marco Gaduzo, arrivato da Bologna per partecipare al “giorno del trionfo” dice all’Ansa che in Italia «abbiamo bisogno di un uomo come Zapatero. Quello che lui ha fatto è stato un esempio per tutta l’Europa». Per Renato Sabbadini, responsabile esteri dell’Arcigay, la legge del matrimonio gay è «uno schiaffo alla classe politica italiana. L’Italia sembra adesso invecchiata di una decina di anni dopo la legge spagnola. Quando si vedrà che in Spagna non ci saranno terremoti, la legge arriverà ad altri paesi, anche in Italia».
Mentre il popolo gay festeggiava, il Foro della Famiglia ha organizzato una piccola manifestazione simbolica, con la partecipazione di poche centinaia di persone, ed una conferenza stampa davanti al monumento alla Costituzione per denunciare “l’attentato contro la famiglia”. Scopo della manifestazione era denunciare l’anticostituzionalità della legge e invocare un referendum popolare.
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