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STORIA DIFFICILE COL PRETE GAY

Una relazione importante con un uomo più grande. Che fa il sacerdote. E che, dopo tradimenti e lontananze fisiche, cerca la sua strada in monastero. “Ma io lo vorrei per me”.

Ventinove anni, fisicamente gradevole, buone scuole, buone letture, eccellenti risultati scolastici, ma con una strada professionale ancora da scoprire. Consapevole della mia omosessualità da sempre, fino a 25 anni vivo di libri, poesie, arte ecc. A 26 anni, storia importante, che vivo tuttora. Inizia col sesso, poi si trasforma. Lui ha 9 anni più di me ed è un prete.
Infanzia difficile la sua: vocazione religiosa da sempre, violenza in famiglia, esperienze sessuali iniziate a 5 anni, alcune subite, altre volute. Quando incontra me, finisce la fase dell’esperienza sessuale promiscua, e vive con me “la preghiera che non ha mai osato fare”, cioè una relazione. Rappresento la sua famiglia, dice lui, la sua stabilità, per me non cesserà mai di essere prete, ma cmq vuole star con me, dice che posso fidarmi, ecc. ecc.
Mi butto in questa storia, il mio mondo comincia a ruotargli intorno. Abbandono le mie conoscenze (non ho mai avuto vere amicizie), e inizio a vivere al suo fianco, ovviamente non con lui. Dice che sta bene con me, non mi tradirà, invecchierà con me ecc. ecc. In seguito, dopo vario tempo, mi tradisce diverse volte: me lo confessa, dice che lo ha fatto per rivendicare la sua libertà, perchè ero troppo opprimente col mio amore. Per rabbia lo tradisco anch’io, una volta sola e con un altro prete. Cmq, torniamo insieme, con alti e bassi. Io lo amo molto, è un uomo onesto e buono. Mi porta da un suo amico psicologo, inizio una cura antidepressiva. Nel frattempo, il sesso fra noi si fa sempre più raro e sempre o quasi per mia iniziativa.
Dice che per lui contano altre cose, e quello è marginale. Vive con difficoltà la mia diversa idea. Per me non è fondamentale, ma importante sì. Non è un bel momento, fare l’amore con la persona che ami? Ultimamente, abbiamo parlato (non è la prima volta) sul fatto che potrebbbe finire il nostro rapporto, eventualmente anche per un suo ingresso in monastero, fra altre ipotesi, ripeto ipotesi. La mia reazione, davanti a questo, non è stata delle migliori. Dice che dovrei essere felice per lui, se riuscisse a trovare una strada che gli dia serenità. Ciò è vero, cmq non posso fare a meno di “dolermi” per questo suo modo di rapportarsi a me: cioè più possibilista per la fine del rapporto, e meno sicuro del contrario, com’era all’inizio. Che devo fare? Sarò pure egoista, ma io voglio che sia felice. Tuttavia ho paura di soffrire staccandomi eventualmente da lui. Grazie per l’attenzione.

Caro amico,
la via verso l’amore è spesso molto difficile. Vedo che per te è addirittura tortuosa. Eppure non cedere allo scoraggiamento, ma guarda avanti. Io provo a scriverti le riflessioni che il tuo scritto mi ha suscitato. Tu ne fai l’uso che credi più opportuno.
1) Intanto è positivo che a 26 – 27 anni tu ti ponga nella prospettiva di cercare e vivere un amore. Libri, arte e poesie non sono tutto: lo hai esperimentato e lo hai capito con profonda saggezza.
2) Se non ti lasci prendere dalla fretta e cerchi l’amore dandoti tutto il tempo necessario, incontrerai persone diverse, spesso anch’esse in cammino verso l’amore… a piccoli passi.
3) A mio avviso, il prete che hai incontrato ha ancora bisogno di crescere sul piano affettivo, di crescere molto. In questi casi può essere utile prendersi una buona e lunga pausa di distacco per riuscire a riconsiderare l’intera vostra relazione. Ovvviamente sarebbe molto utile poter trovare persone e luoghi in cui confrontarsi. Il rischio è quello di coinvolgerti in una storia senza prospettive oppure di invadere il vissuto di una persona che porta con sè troppi nodi e interrogativi irrisolti. Lui in questo tempo ti sta dando segnali di distacco e penso che faresti bene a raccoglierli e a rispettarli, anche se capisco benissimo il tuo dolore.
4) Posso aggiungerti un particolare? Prete o non prete, è l’amore ciò che conta. Però, purtroppo, parecchi preti gay, per la loro storia personale e per l’oppressone vaticana, vivono dei percorsi difficili e frustranti, dove spesso prevale il sesso. Il loro cammino verso l’amore è ancora più complesso e sofferto perché l’educazione ricevuta sovente ha separato il sesso dai sentimenti e ha creato in loro un’incredibile sofferenza. Non voglio metterti in guardia dall’amare un prete (abbiamo già un persecutore in Vaticano!!), ma voglio solo ricordarti quanta attenzione sia necessaria alla condizione particolare di molti preti gay, bisognosi di un profondo cammino di liberazione dall’oppressione moralistica.
Sono sicuro che saprai decidere per il meglio, che “sapete” compiere le scelte giuste. Anche l’amore si impara e si costruisce con tanti “esperimenti”. Questa è la nostra vita. In questo cammino Dio ci accompagna e ci sospinge.
Ti abbraccio.
don Franco
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di Franco Barbero