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Vendola si candida: “L’Italia pronta ad un premier gay”

Il governatore della Puglia, eletto per la seconda volta lo scorso marzo, ha dichiarato in un’intervista di volere “scompaginare” la sinistra e si candida a primo ministro.

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"L’Italia è pronta per un primo ministro gay. Nel paese c’è una domanda di libertà molto larga e il fatto di essere gay non fa la differenza quando non c’è ipocrisia". Con queste parole Nichi Vendola, governatore della Puglia al suo secondo mandato, si candida a "scompaginare il centro sinistra" e a scalzare Berlusconi che "come tutti i prodotti pubblicitari, è usurato".
"Io non ho mai mentito sulla mia vita privata a differenza di tanti altri e ho sempre avuto una condotta abbastanza morigerata" dice, intervistato da Libero, Vendola che ammette di essere, per certi versi, figlio del berlusconismo e che accusa la sinsitra di avere la "Sindrome di Zelig".
 

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"La sinistra – sostiene uno dei fondatori di Arcigay e da sempre parte attiva nella comunità lgbt italiana – ha fatto l’errore di non aver inteso la trasformazione del paesaggio sociale italiano e non aver saputo offrire altro racconto. Deve curarsi, ha una grave malattia: la sindrome di Zelig. Per paura di perdere contro Pdl e Lega, si traveste da destra. Per paura di perdere il consenso del mondo cattolico, si traveste da cardinale. Per paura di perdere i voti degli imprenditori, si traveste da Confindustria".
Non c’è differenza, stando sempre alle dichiarazioni di Vendola tra centrosinistra e centrodestra che "appaiono come due copioni shakesperiani quasi identici". E se il premier "si è presentato come l’uomo in grado di vendere sogni – spiega Vendola -, il centrosinistra ha agito come un’alleanza di amministratori di condominio che tante volte non erano eccellenti" ma senza nessuna sostanziale differenza tra l’uno e l’altro schieramento.

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Il Pd non commenta le dichiarazioni del governatore che ha battuto alle primarie il candidato di D’Alema e il silezio viene letto da Vendola come "silenzio di riflessione". La reazione contraria del leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, invece, è per Vendola il timore che "possa riportare nell’alveo del Pd tutti i voti che ha drenato al centrosinistra, cannibalizzando la sinistra radicale. Ma non sono sceso in campo per togliere spazio vitale a Di Pietro" precisa. Quanto a D’Alema, Vendola lo definisce "una persona generosissima" e anche quando è stato attaccato dall’ex premier, si è trattato di un "atto di generosità, perché sapeva di avere la possibilità di perdere la partita". Nel centrodestra, il governatore pugliese, in un’ipotetica alleanza, sceglierebbe Fabio Granata, "ma non potrei arruolarlo – conclude – perché verrebbe additato come la prova postuma che tra i finiani c’è un’intelligenza col nemico".