Fresco di vittoria alle primarie della Lega, Matteo Salvini, successore di Bossi (suo sfidante, uscito asfaltato con 8mila preferenze contro le 1800 del neo segretario) e Maroni, si prepara a dare una nuova identità al partito. Quale occasione migliore, quindi, del congresso federale per schierare il Pantheon del movimento nordista? Domenica, al Lingotto di Torino, verrà ratificata non solo l’elezione del nuovo capo ma saranno presenti i riferimenti culturali, vecchi e nuovi della Lega. Tutti rigorosamente omofobi.
In prima fila ci saranno esponenti dell’ultradestra provenienti dalla Polonia, dalla Bulgaria dalla Slovenia. Fra tutti spiccheranno due nomi: ci sarà Viktor Zubarev, responsabile delle relazioni internazionali di Vladimir Putin e suo braccio destro. Uno abituato a far fronte alle polemiche del mondo Occidentale contro la legge che vieta il coming out in presenza di minorenni. E poi Marion Le Pen, nipote di Marine, capo dell’estrema destra francese che non potrà essere presente a causa di impegni precedenti. Dalle fila di quel partito arriva, tra gli altri, Marie Claude Bompard la sindaca francese di Bollene, cittadina nel sud del Paese, balzata alle cronache per il suo rifiuto ad applicare la legge Hollande e a sposare una coppia di donne. Curiosa la motivazione data dal portavoce di Marine in seguito ad un incidente che ha causato la rottura dell’osso sacro della leader del Front National: “E’ chiaro che la piscina è stata svuotata da attivisti omosessuali che non le perdonano la sua opposizione ai matrimoni tra persone dello stesso sesso”.
