Individuati autori dell'aggressione di via Cavour, fuggiti in Germania - aggressione cavour BASE 1 - Gay.it Archivio

Individuati autori dell’aggressione di via Cavour, fuggiti in Germania

Nella primavera del 2010 aggredirono e picchiarono Simone T. fino a quasi fargli perdere un occhio. Gli inquirenti hanno rintracciato tre cittadini rumeni, scappati in Germania. Rinviati a giudizio.

L'occhio di Simone dopo l'aggressione

L’occhio di Simone dopo l’aggressione

Sono Gabriel Florin Dudau, 30 anni, e Alin Dudau, 29 anni, i responsabili della brutale aggressione omofoba subita dal giovane Simone T. in via Cavour, a Roma, nell’estate del 2010. Contro di loro e contro un terzo uomo, che però sarebbe responsabile solo della vendita del cellulare rubato a Simone quella sera, il gup Antonella Minunni ha deciso il rinvio a giudizio per rapina e lesioni.
Quella notte, era il 25 maggio, Simone tornava da una serata trascorsa nella Gay Street della Capitale quando nei pressi di via Cavour venne prima insultato a suon di “sei un frocio di merda” e poi aggredito a calci e pugni da un gruppo di balordi. L’aggressione fu talmente violenta che Simone rischiò di perdere un occhio.

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Come riporta il Messaggero di oggi, l’eco che la vicenda ebbe sui media italiani , per l’indignazione della comunità lgbt italiana e la condanna di buona parte della classe politica, convinse gli aggressori che era meglio andarsene dal Bel Paese e riparare in Germania.
Ed è lì che, convinti di essere ormai irrintracciabili per le autorità locali, vengono arrestati per un furto d’auto. Le indagini a loro carico portano al cellulare rubato a Simone e, da lì, all’aggressione di via Cavour.
“Solo grazie alla tenacia e all’intuito del pubblico ministero Antonio Calaresu – ha commentato soddisfatto l’avvocato della vittima, Daniele Stoppello – si è arrivati ad identificare i responsabili, che pensavano ormai di aver fatto perdere le loro tracce”.
“Da parte mia c’è ampia soddisfazione per come la Procura e le forze di polizia hanno gestito la vicenda. Siamo davanti ad una rapina che, in realtà, celava un’aggressione a chiaro sfondo omofobo – ha detto Stoppello al Messaggero – e questi elementi sono stati messi in risalto dal pubblico ministero. Ancora una volta, nonostante la delicatezza e la complessità della vicenda, è stato fondamentale denunciare subito l’accaduto perché solo così sono potute partire le indagini della polizia”.