PISA – “Equiparare convivenze e matrimonio è contrario alla Costituzione”. L’ultimo affondo contro i PaCS nell’acceso dibattito innescato dalla lettera di Romano Prodi a Franco Grillini lo lancia Camillo Ruini, che ha aperto a Roma il Consiglio episcopale permanente della Cei. «La nostra Costituzione nell’art. 29 – ha ricordato il cardinale – intende con univoca precisione la famiglia come ‘societa’ naturale fondata sul matrimonio e ne riconosce i diritti. Per conseguenza la Corte Costituzionale ha ripetutamente affermato che la convivenza more uxorio non può essere assimilata alla famiglia, così da desumerne l’esigenza di una parificazione di trattamento». La protezione giuridica delle unioni di fatto deve seguire la “strada del diritto comune”, dice ancora Ruini spiegando che «qualora emergessero alcune ulteriori esigenze, specifiche e realmente fondate, eventuali norme a loro tutela non dovrebbero comunque dar luogo a un modello legislativamente precostituito e tendere a configurare qualcosa di simile al matrimonio, ma rimanere invece nell’ambito dei diritti e doveri delle persone». E dopo aver ribadito che «i vescovi non si schierano in campagna elettorale» il presidente dei vescovi italiani ha aggiunto: «Il sostegno alla famiglia legittima dovrebbe essere dunque la prima e vera preoccupazione dei legislatori».
«Ben diversa – ha poi detto il cardinale verso la fine del suo intervento – è la direzione in cui procedono i ‘Pacs’ istituiti in Francia, ai quali spesso ci si richiama, e, in maniera purtroppo ancora più marcata, varie proposte di legge presentate nel nostro Parlamento, una delle quali sottoscritta da 161 deputati e poi da 49 Senatori. Al di là del nome diverso e di altre cautele verbali – ha affermato non senza qualche polemica il presidente della Cei – esse sono infatti modellate in buona parte sull’istituto matrimoniale e prefigurano quello che si potrebbe chiamare un ‘piccolo matrimonio’: qualcosa cioè di cui non vi è alcun reale bisogno e che produrrebbe al contrario un oscuramento della natura e del valore della famiglia e un gravissimo danno al popolo italiano».
Immediatamente, le agenzie battono i primi commenti: per la Ds Gloria Buffo, «il discorso di Ruini colpisce due volte: la prima perché ha pochissima fiducia nel matrimonio tanto da ritenerlo minacciato dal riconoscimento di altre unioni; la seconda perché vorrebbe interpretare non solo la natura umana ma anche la Costituzione. Per fortuna, nelle nostre democrazie, i custodi della legge non sono i ministri di culto». Ma invece per il deputato di An Maurizio Gasparri le parole pronunciate dal cardinal Ruini sono «ampiamente condivisibili» perché «bisogna tutelare la famiglia così come è intesa dalla Costituzione, che è un atto laico. Nessuna criminalizzazione, dunque, ma non bisogna inventarsi i finti matrimoni. Sul piano dei diritti civili – aggiunge Gasparri – si possono eventualmente trovare intese, ma la priorità deve restare quella della tutela della famiglia secondo i principi espressi nella Carta costituzionale».
Per Rutelli basta un contratto privato

Già sabato il dibattito si era inasprito dopo la pubblicazione di un intervento di Francesco Rutelli in cui si proponeva di regolare le convivenze anziché con Patti che comportano il riconoscimento ‘pubblico’ delle coppie di fatto, con dei ‘Contratti di Convivenza Solidale’ o Ccs, semplici contratti di diritto privato stipulati tra i contraenti, anche se – precisa Rutelli nel documento – “si possono codificare nel codice civile”.
Sondaggi maldestriNel messaggio Rutelli fa riferimento a un controverso sondaggio apparso su Repubblica secondo cui il 31% del campione interpellato ritiene che l’accesso a unioni come il PaCS dovrebbe essere garantita a persone dello stesso sesso; il sondaggio specifica anche che il 29,1% degli intervistati si dice favorevole ai matrimoni omosessuali, ma Repubblica non spiega se questa percentuale è compresa in quella di chi si dice favorevole al PaCS o va a sommarsi a questa.
In attesa di avere delucidazioni sulla metodologia del sondaggio, è chiaro che c’è una gran confusione tra PaCS e matrimonio, come dice Franco Grillini, deputato DS e presidente onorario Arcigay: «E’ un sondaggio sbagliato che sta provocando immaginabili e prevedibili conseguenze politiche – afferma Grillini – La domanda è mal posta nel passaggio in cui paragona i diritti dei Pacs a quelli del matrimonio. Genera confusione così come del resto osservano gli stessi sondaggisti quando scrivono del “basso livello di informazione su tutta la questione che fa confondere i Patti con il matrimonio tra gay”».
Riferendosi poi alla ipotesi lanciata da Rutelli, Grillini la definisce senza mezzi termini «un passo indietro inaccettabile»: «Non si cominci a giocare a ribasso – sbotta – Il Pacs è già una mediazione della mediazione, al di sotto di questo c’è solo la rinuncia». E poi è possibile garantire tutti i diritti ascrivibili alle coppie di fatto attraverso contratti privati? Il presidente onorario di Arcigay ha dei dubbi: «Non so se Rutelli si sia consultato con un giurista ma non credo. Se vado a trovare una persona cara in ospedale e non sono parente un contratto privato non mi aiuta».
Si arrabbia anche Paolo Cento, Coordinatore dei Verdi, che osserva che «è sbagliato ridurre le coppie di fatto a una logica privatistica», che cioè esclude lo Stato. Sulla stessa linea Titti de Simone, Prc, che bolla la proposta di Rutelli come «non comprensibile nè condivisibile», oltre che «al di fuori della legislazione europea». «Uno schiaffo in faccia alle aspettative di tanti uomini e donne», le fa eco Katia Bellillo, Pdci.
Un plauso a Rutelli arriva solo dall’Udeur. «Prendiamo atto con soddisfazione – esordisce Mauro Fabris, portavoce della segreteria politica del Campanile – che Rutelli si è aggiunto a noi nel dire no ai Pacs». Intanto dalla Cdl arriva puntuale la strizzatina d’occhi: «Quella di Francesco Rutelli sui Ccs è una buona proposta – fa sapere Francesco Giro (Fi) – siamo disponibili ad approfondirla».
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